Studio di Greenpeace: il PNIEC non garantisce una piena transizione verso le rinnovabili

In contemporanea con gli Stati generali dell’economia, organizzati dal governo per pianificare l’utilizzo dei fondi Ue destinati al rilancio del Paese, Greenpeace Italia ha presentato uno studio commissionato all’Institute for Sustainable Future di Sydney (ISF), che ha delineato due scenari per raggiungere gli obiettivi ambientali. In entrambi i casi si passa dalla decarbonizzazione e dalla transizione verso le rinnovabili. Una rivoluzione che – secondo lo studio – porterebbe vantaggi economici, indipendenza energetica e la creazione di 163 mila posti di lavoro.

Lo studio di Greenpeace Italia – denominato ‘Italia 1.5’ – utilizza per lo scenario italiano una metodologia già applicata su scala globale per le prospettive di decarbonizzazione del pianeta promosse dalla Dicaprio Foundation.

«In questi giorni il governo Conte e le istituzioni europee hanno dichiarato a più riprese di voler puntare anche sulla transizione energetica per ripartire dopo lo shock causato dalla pandemia di Covid-19. Il piano “Italia 1.5” di Greenpeace Italia va esattamente in questa direzione», ha dichiarato Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Non è possibile pensare a un futuro migliore se non puntiamo con determinazione e rapidità su rinnovabili ed efficienza energetica, abbandonando i combustibili fossili che causano cambiamenti climatici, inquinamento e degrado ambientale».

Lo studio evoca due scenari: uno con il traguardo di emissioni zero dell’Italia al 2040, uno con una decarbonizzazione totale al 2050 – confrontandoli con lo scenario contemplato dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), consegnato dal governo all’Ue a inizio 2020. Un piano, quello governativo, che però non è in linea con gli accordi di Parigi e che continua a puntare sul gas fossile. Una strategia energetica dunque da rivedere, come ha peraltro dichiarato anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

«La rivoluzione energetica promossa da “Italia 1.5 ” – in linea con l’obiettivo per l’Italia di fare la propria parte per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1.5°C – oltre a rispondere alle preoccupazioni della comunità scientifica, porterebbe con sé vantaggi economici e occupazionali.” – prosegue la comunicazione di Greenpeace – “Entro il 2030, secondo lo studio pubblicato da Greenpeace Italia, si avrebbe infatti la creazione di 163 mila posti di lavoro, ovvero un aumento dell’occupazione diretta nel settore energetico pari al 65 per cento circa. Anche dal punto di vista economico la transizione potrebbe interamente finanziarsi con i risparmi derivanti dalla mancata importazione di combustibili fossili al 2030. Un cambio sistemico che condurrebbe a enormi vantaggi economici nei decenni a seguire».

«In questo nostro studio ci sono numeri chiari, che dimostrano innanzitutto che il PNIEC del governo non è nell’interesse dei cittadini italiani ma risponde piuttosto alle richieste delle lobby di gas e petrolio», riprende Iacoboni. «Occorre subito una rivisitazione degli obiettivi su clima e rinnovabili, una rivoluzione che coniugherebbe la tutela del clima e del Pianeta, con vantaggi economici e per la competitività e la modernità del Paese. L’emergenza climatica in corso sta interessando pesantemente anche il nostro Paese, con danni a persone, ambiente ed economia, e non è più possibile rinviare la rapida transizione verso un Paese 100 per cento rinnovabile».