PNIEC, Valerio Natalizia (SMA): “Possiamo essere partecipi di una rivoluzione che genera benessere”

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), tra vari passaggi istituzionali compreso quello alla Commissione Europea – si è messo in moto. Tra gli obiettivi chiave da raggiungere nei prossimi 10 anni resi noti dal MiSE, aumenta la quota di rinnovabili per il riscaldamento e i trasporti e si aggiungono le voci “autoconsumo” e “comunità di energia rinnovabile”.

Sul tema, una nota riporta il parere di Valerio Natalizia, Regional Manager SMA South Europe“L’Italia ha preso un impegno importante: aggiungere 30 GW di capacità aggiuntiva, in 10 anni. Si tratta di circa 3 GW l’anno: un obiettivo sfidante e certamente a livello teorico in linea con le possibilità del Paese. In attesa dei risultati ufficiali, stimiamo circa 700 MW di nuovo installato annuale per il 2019, mentre, per il 2020, riusciremo a raggiungere un numero che si avvicina a 1 GW, grazie principalmente al decreto FER1 che ha introdotto meccanismi incentivanti. Numeri, però, ancora distanti dal target 2030. Un divario dovuto principalmente alla mancanza di un piano operativo, di una strategia energetica formalizzata per l’attuazione del quadro”.

Le prospettive del 2030 per l’energia e il clima stabiliscono – come noto – nuovi obiettivi per la decarbonizzazione, l’efficienza energetica, la ricerca, l’innovazione e la competitività, finalizzati a una migliore sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Diverse, tuttavia, appaiono le carenze per l’Italia.

Cosi a riguardo prosegue Natalizia: “All’interno del piano l’attenzione dedicata al gas purtroppo sembra essere ancora predominante, laddove viene utilizzata non come transizione energetica da un’energia convenzionale all’energia rinnovabile, bensì come elemento principale. Dunque l’Italia è promossa sul piano, ma rimandata a settembre a livello di azioni intraprese. Fortunatamente rileviamo una sempre maggiore attenzione e consapevolezza verso i cambiamenti climatici e la sostenibilità sia tra i cittadini che per le imprese. Auspichiamo, però, che quando si parla di new green deal, l’attenzione non sia esclusivamente sulla limitazione di eventuali e maggiori danni all’ambiente, ma che vengano riconosciute le opportunità da cogliere e sfruttare per una ripresa economica. Possiamo essere partecipi di una rivoluzione che genera benessere, che porta la produzione industriale verso una nuova era, un cambiamento che parte dalle energie rinnovabili e arriva alla mobilità elettrica, all’efficientamento di case ed edifici. Dunque, non solo obblighi da parte dell’UE, ma opportunità da cogliere per lo sviluppo economico del nostro Paese”.

Ma cosa può essere ancora fatto per il raggiungimento degli obiettivi? Spiega Natalizia: “Per raggiungere gli obiettivi prefissati è fondamentale facilitare privati e aziende nell’accesso alle tecnologie e alle autorizzazioni necessarie e snellire le procedure. In aggiunta, riteniamo che sia necessaria una comunicazione chiara e coerente da parte del governo verso cittadini e imprese. Se a livello teorico il fotovoltaico è indicato come la fonte più facile, affidabile e veloce da installare, troppo spesso nel breve periodo l’attenzione statale si sposta su altre fonti.

Secondo il Regional Manager di SMA South Europe, infine, tra i fattori che senz’altro guideranno questi cambiamenti vi sono la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la formazione dei nuovi manager del futuro: “È stato stimato che il 65% dei bambini che stanno entrando adesso a scuola svolgerà professioni che ancora non esistono. È fondamentale preparare i talenti italiani a questo cambiamento, altrimenti si rischia di non essere protagonisti di questa rivoluzione. La finanza mondiale dà sempre più peso agli ESG – Enviromental, Social e Governance – per giudicare la sostenibilità degli investimenti, una valutazione che va oltre i risultati puramente economici e che si estende anche ai fattori ambientali. Solo le aziende che faranno della sostenibilità un valore aziendale avranno maggiori opportunità di sviluppo e le imprese Italiane non possono prescindere da queste valutazioni.

 

 

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