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RED IV, scontro in Europa sugli obiettivi al 2040

Mentre l’Unione Europea è ancora impegnata a centrare gli obiettivi sulle energie rinnovabili fissati per il 2030, a Bruxelles è già iniziato il confronto sulla RED IV, la futura direttiva che definirà la politica energetica europea fino al 2040. Sul tavolo emerge però una netta divisione tra gli Stati membri riguardo ai futuri target.

L’Italia, insieme ad altri 14 Paesi che fanno parte dell’Alleanza Nucleare guidata dalla Francia, ha infatti sottoscritto una lettera indirizzata alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea Teresa Ribera e al commissario all’Energia Dan Jørgensen. Tra i firmatari figura anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.

Nella missiva i quindici governi chiedono che il prossimo quadro normativo europeo abbandoni l’impostazione basata su obiettivi vincolanti esclusivamente per le fonti rinnovabili, introducendo invece un traguardo più ampio dedicato all'”energia pulita”. L’obiettivo, secondo i firmatari, dovrebbe consentire ai singoli Stati di scegliere il percorso di decarbonizzazione più conveniente, valorizzando non solo le rinnovabili, ma anche il nucleare e le altre tecnologie a basse emissioni di carbonio.

Cinque possibili opzioni

La proposta rappresenta un cambio di rotta rispetto all’approccio seguito dall’Unione negli ultimi anni. Dalla RED I, inserita nel pacchetto “20-20-20”, passando per la RED II fino alla RED III del programma “Fit for 55”, Bruxelles ha sempre fissato obiettivi quantitativi specifici per la quota di energia rinnovabile. Si è passati dal traguardo del 20% di consumi energetici coperti da fonti rinnovabili entro il 2020, con obiettivi nazionali differenziati come il 17% assegnato all’Italia, fino al target europeo del 42,5% previsto per il 2030.

L’eventuale sostituzione di questi obiettivi con un generico target sull’energia pulita viene vista da diversi osservatori come un possibile ridimensionamento delle politiche europee a favore delle rinnovabili.

La stessa Commissione Europea, tuttavia, sta valutando diverse soluzioni per la definizione del quadro energetico post-2030. Nella consultazione pubblica avviata nei mesi scorsi sono state presentate cinque possibili opzioni: mantenere gli attuali obiettivi vincolanti per rinnovabili ed efficienza energetica; conservare lo stesso impianto ma con maggiore flessibilità per gli Stati membri; introdurre un unico obiettivo europeo sull’energia pulita accompagnato da soglie minime per alcuni indicatori strategici; adottare un target complessivo sull’elettrificazione con parametri collegati; oppure integrare uno di questi modelli con specifici indicatori di monitoraggio relativi, ad esempio, all’elettrificazione o al recupero del calore di scarto.

L’Alleanza Nucleare sostiene che, dopo una fase in cui era necessario favorire la crescita delle fonti rinnovabili attraverso obiettivi dedicati, oggi la priorità debba essere la progressiva eliminazione dei combustibili fossili utilizzando tutte le tecnologie a basse emissioni disponibili. Secondo i Paesi firmatari, lasciare ai governi maggiore libertà nella scelta del mix energetico renderebbe la transizione più efficiente dal punto di vista economico, evitando una molteplicità di sotto-obiettivi applicati in modo differente nei vari Stati.

Il confronto resta aperto e sarà uno dei temi centrali della futura RED IV, chiamata a definire l’equilibrio tra neutralità tecnologica e sostegno alle energie rinnovabili. Un dibattito che arriva dopo un 2025 in cui le fonti rinnovabili hanno coperto il 48% della produzione elettrica dell’Unione europea, contribuendo anche a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

 

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