Il 94% degli italiani è contrario all’ampliamento dell’attività venatoria previsto dal disegno di legge di riforma della legge 157/1992. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli per la Fondazione Capellino, secondo cui soltanto il 6% degli intervistati si dichiara favorevole alle modifiche proposte. Un risultato che, secondo la Fondazione dedicata alla salvaguardia della biosfera e della biodiversità, evidenzia una netta distanza tra il provvedimento in discussione e l’orientamento dell’opinione pubblica.
Mentre il confronto parlamentare prosegue in Commissione Agricoltura della Camera, dove è in corso l’esame del disegno di legge già approvato dal Senato, continua anche la mobilitazione di associazioni ambientaliste, rappresentanti del mondo scientifico e cittadini che chiedono di fermare la riforma.
Tra le iniziative promosse in questi giorni c’è la nuova campagna di sensibilizzazione della Fondazione Capellino, accompagnata da un video dedicato alle conseguenze della violenza sugli animali selvatici. L’obiettivo è informare l’opinione pubblica e sostenere la petizione contro il DDL, che ha già raccolto oltre 159 mila firme.
La proposta di riforma interviene sulla legge che da oltre trent’anni disciplina la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria. Le principali contestazioni riguardano l’ampliamento delle possibilità di caccia, le modifiche ai calendari venatori e il timore che il nuovo testo possa ridurre le tutele previste per la biodiversità.
“Questo disegno di legge non rappresenta la volontà degli italiani. In un momento storico in cui la biodiversità è sempre più fragile, la politica dovrebbe rafforzare la tutela della fauna selvatica, non indebolirla. Chiediamo al Parlamento di ascoltare i cittadini e la comunità scientifica che ogni giorno si impegnano per la difesa della natura. Fermare il DDL Caccia significa scegliere di proteggere un patrimonio che appartiene a tutti”, dichiara Pier Giovanni Capellino, fondatore e presidente della Fondazione Capellino.
I rischi per la natura e le persone
I dati dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sono allarmanti: in Italia il 28% dei vertebrati è a rischio estinzione, il 26% degli uccelli nidificanti è minacciato e tra il 2017 e il 2023 sono stati abbattuti oltre 32 milioni di uccelli.
Ma l’attività venatoria miete vittime anche tra gli esseri umani: l’Associazione Vittime della Caccia ha ricordato che, in Italia, l’Università di Urbino ha segnalato 62 incidenti e 14 morti nella sola stagione 2024-2025, sebbene queste cifre si basino su analisi dei media e suggeriscano un numero significativo di casi non segnalati.
“Particolarmente allarmante è il bilancio delle vittime non cacciatori – dichiara l’Associazione – In alcuni casi si tratta infatti di cittadini che non prendevano parte all’attività venatoria, magari detestandola, e si trovavano in aree di normale utilizzo quotidiano come sentieri, zone boschive, spazi rurali, aree vicine ad abitazioni, se non addirittura a casa propria”.
In un articolo pubblicato dal quotidiano La Stampa, l’etologa Chiara Grasso fa una considerazione che sfata falsi miti: “Le principali revisioni sistematiche disponibili non hanno trovato prove che l’aumento della caccia ricreativa riduca in modo stabile i danni agricoli, né per il cinghiale, né per gli uccelli considerati dannosi. Per quanto riguarda il cinghiale, ad esempio, l’ISPRA ha spiegato che la caccia braccata modifica la struttura sociale dei cinghiali, favorisce una risposta compensatoria della popolazione, con una riproduzione più precoce e un maggiore successo riproduttivo, e spinge gli animali a disperdersi su territori nuovi: più danni e più incidenti, non meno”.
“Se l’obiettivo è ridurre i danni – prosegue l’etologa – la letteratura indica invece con chiarezza cosa funzioni: recinzioni elettrificate, protezione mirata delle colture, cani da guardiania, corretta gestione dei rifiuti e degli scarti agricoli che attirano gli animali, monitoraggio scientifico, indennizzi rapidi. Sono gli strumenti che producono risultati stabili nel tempo. La proposta di riforma, nei suoi venti articoli, dedica molto più spazio all’ampliamento della caccia che al finanziamento sistematico di queste misure preventive”.
La lettera della Commissione Europea
Nel frattempo, le associazioni ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), LAC (Lega Abolizione della Caccia), LAV (Lega Anti Vivisezione), Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia sono entrate in possesso di una lettera ufficiale della Commissione Europea, inviata già a dicembre 2025 al Governo italiano, che boccia i punti fondamentali del disegno di legge n. 1552 di stravolgimento della legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica – bene costituzionalmente protetto – per favorire il mondo venatorio con una serie di concessioni illegittime.
Il documento evidenzia violazioni che riguardano l’ossatura stessa del DDL tra cui l’estensione della caccia fuori stagione, l’indebolimento del parere scientifico di ISPRA, l’uso di visori ottici, la liberalizzazione dei richiami vivi con rischi concreti di bracconaggio e traffici illegali.
Secondo Legambiente “Questa legge è sbagliata su ogni fronte. Viola l’articolo 9 della Costituzione, che dal 2022 tutela biodiversità ed ecosistemi come principio fondamentale della Repubblica. Contraddice la scienza: sostenere che la caccia concorra alla tutela della biodiversità non ha alcun fondamento nella letteratura scientifica, con questa legge la caccia viene ridefinita come ‘attività utile alla conservazione della biodiversità’. E aggrava la procedura di infrazione europea già aperta contro l’Italia”.



