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Europa nella morsa del caldo, uno studio italiano: «Il pianeta corre il doppio»

Mentre gran parte dell’Europa è alle prese con temperature torride, città soffocate dall’afa e un susseguirsi di allerte per il caldo estremo, una nuova ricerca italiana aggiunge un elemento che potrebbe aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo. Il riscaldamento globale, infatti, non starebbe semplicemente proseguendo il proprio percorso: potrebbe aver accelerato in modo marcato nell’ultimo decennio.

È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Università dell’Aquila insieme all’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iia), pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Climate. Secondo i ricercatori, tra il 2013 e il 2014 si sarebbe verificato un passaggio cruciale nell’evoluzione del clima globale, con un aumento della velocità con cui cresce la temperatura media del pianeta.

Un cambio di passo nella crisi climatica

Da tempo gli scienziati si interrogano su una questione centrale: il riscaldamento terrestre sta accelerando oppure i valori record registrati negli ultimi anni sono il risultato di oscillazioni climatiche naturali e fenomeni temporanei, come El Niño?

Per cercare una risposta più precisa, il gruppo di ricerca italiano ha deciso di riesaminare le principali serie storiche delle temperature globali utilizzando un metodo statistico differente rispetto a quelli impiegati in molte analisi precedenti.

I risultati mostrano un possibile cambio di ritmo particolarmente netto. Prima del 2013-2014, l’aumento della temperatura globale si attestava tra 0,16 e 0,18 gradi Celsius per decennio. Dopo quel periodo, invece, il valore sarebbe salito tra 0,34 e 0,42 gradi per decennio.

Tradotto in termini più immediati: il pianeta si starebbe riscaldando a una velocità quasi doppia rispetto ai decenni precedenti.

Dati confermati dai principali osservatori climatici

“Siamo partiti da uno studio recente che ipotizzava già una modifica nel tasso di crescita delle temperature globali nei primi anni dello scorso decennio”, spiega Umberto Triacca, docente del Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione e Matematica dell’Università dell’Aquila e primo autore della ricerca.

Il gruppo ha però ritenuto che i metodi statistici precedenti non fornissero risultati sufficientemente solidi. Attraverso una diversa metodologia, gli studiosi sostengono di aver identificato con maggiore chiarezza un punto di svolta tra il 2013 e il 2014.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la coerenza dei dati: la stessa tendenza sarebbe stata osservata in tutte le principali banche dati climatiche internazionali, comprese quelle elaborate da NASA, NOAA, HadCRU, Berkeley Earth ed ERA5.

Le cause restano ancora da chiarire

Se il segnale statistico appare significativo, restano però ancora aperti diversi interrogativi sulle sue cause.

Secondo Antonello Pasini, ricercatore del Cnr-Iia e autore corrispondente dello studio, la prossima fase di lavoro sarà concentrata sull’analisi dei possibili fattori che potrebbero aver contribuito a questa accelerazione.

Tra gli elementi sotto esame figurano le emissioni di aerosol e solfati prodotti dalle attività umane, le variazioni della capacità riflettente del pianeta e altri meccanismi naturali che potrebbero influenzare il sistema climatico globale.

L’obiettivo sarà individuare eventuali cambiamenti analoghi anche in queste variabili e studiarne il comportamento attraverso modelli climatici avanzati e sistemi di analisi supportati dall’intelligenza artificiale.

Il caldo record in Europa e un segnale da non ignorare

Lo studio arriva in un momento particolarmente delicato. Le ondate di calore che stanno colpendo l’Europa, con temperature elevate e fenomeni estremi sempre più frequenti, riportano il tema climatico al centro del dibattito internazionale.

I ricercatori precisano che non è ancora possibile attribuire con certezza l’accelerazione osservata a un singolo fattore. Tuttavia il quadro che emerge rafforza la necessità di interventi concreti per limitare l’impatto delle attività umane.

Capire non soltanto se il clima stia cambiando, ma soprattutto con quale velocità stia accelerando, potrebbe rappresentare una delle sfide scientifiche più decisive dei prossimi anni.

L’opinione del Premio Nobel Giorgio Parisi

Sul tema è intervenuto nei giorni scorsi anche Giorgio Parisi, Premio Nobel per la fisica, che come si legge in un lancio dell’Ansa ha detto: “Il problema è che più si va avanti, più le temperature peggiorano. Teniamo conto che se in media nel mondo la temperatura sale di 1°, in Italia sale di 2°, per cui gli eventi medio-estremi diventano sempre più frequenti. Certo uno può abituarsi, ma può anche finire al camposanto prima di riuscirci”.

Parisi ha poi aggiunto: “Il negazionismo da parte della politica produce dei danni perché ci troviamo davanti ad un problema serissimo. Inoltre, così non ci si rende conto che passare all’energie rinnovabili è qualcosa che ci migliora la vita. E se riuscissimo a sostituire il trasporto privato con un trasporto pubblico efficiente consumeremmo molto meno petrolio e benzina”.

 

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