La qualità delle acque di balneazione in Italia si conferma tra le più alte d’Europa, con quasi il 95% dei litorali classificati in stato “eccellente”. È uno dei dati chiave emersi dal monitoraggio condotto negli ultimi quattro anni dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, che fotografa un mare apparentemente in salute, almeno sul fronte della balneabilità. Ma gli esperti avvertono: la tutela degli ecosistemi marini richiede uno sguardo molto più ampio.
A presentare i nuovi dati sono stati ISPRA, SNPA e Marevivo, in un incontro ospitato presso il Floating Hub di Marevivo, in occasione delle giornate dedicate all’ambiente e agli oceani.
Nel solo 2025 il sistema di controllo ha effettuato circa 30.000 campionamenti, analizzando circa 5.000 punti tra mari, laghi e fiumi. Un’attività di sorveglianza continua che consente di mantenere un quadro aggiornato della qualità delle acque italiane.
Il risultato più rilevante riguarda i litorali marini: il 94,9% delle acque monitorate rientra nella classe di qualità “eccellente”, con quasi 6.000 chilometri di costa ai massimi livelli previsti dalla normativa europea.
Biodiversità e clima sotto osservazione
Nonostante i dati positivi sulla balneazione, gli enti scientifici e ambientalisti sottolineano che la qualità delle acque è solo uno degli indicatori della salute del mare.
La condizione degli ecosistemi marini dipende infatti da molteplici fattori: biodiversità, stato degli habitat, qualità dei fondali, presenza di microplastiche e impatti dei cambiamenti climatici. Elementi che richiedono monitoraggi integrati e strategie di lungo periodo.
In questo quadro si inserisce anche il progetto PNRR MER (Marine Ecosystem Restoration), uno dei più ambiziosi interventi europei dedicati al recupero della biodiversità marina.
Il progetto, affidato a ISPRA come unico soggetto attuatore su incarico del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, prevede 37 linee di attività: dal ripristino della Posidonia oceanica alla tutela delle ostriche piatte, fino allo studio delle montagne sottomarine e allo sviluppo della nuova unità oceanografica “Arcadia”, un vero laboratorio galleggiante per la ricerca marina.
Le istituzioni: proteggere il mare significa proteggere il futuro
Per la presidente di ISPRA e SNPA, Maria Alessandra Gallone, i risultati ottenuti rappresentano un traguardo importante ma non definitivo: la tutela del mare richiede continuità negli investimenti scientifici e nelle attività di monitoraggio.
Sulla stessa linea la presidente di Marevivo, Rosalba Giugni, che richiama la necessità di un’alleanza stabile tra ricerca scientifica e società civile per rafforzare la consapevolezza pubblica e promuovere una visione integrata della salute degli ecosistemi marini.
Il quadro che emerge è quello di un mare italiano in buone condizioni dal punto di vista della balneabilità, ma ancora al centro di una sfida più complessa: garantire la resilienza degli ecosistemi marini di fronte alle pressioni ambientali e climatiche.



