La Ue sorprende in negativo: approvati 32 progetti sulle fonti fossili

Ha suscitato sorpresa e clamore (specie nei settori dell’ambientalismo) la decisione dell’Unione europea riguardo a vecchi progetti sul gas legati alla vecchia Commissione Juncker. Ieri, infatti, l’aula di Strasburgo ha approvato la nuova lista dei cosiddetti ’progetti di interesse comune’ finanziabili dall’Ue e inseriti in un elenco che viene aggiornato ogni due anni.

Chiaramente un segnale che va in opposizione al Green Deal lanciato da Ursula von der Leyen, secondo il quale – come noto – ogni fonte di energia fossile dovrebbe essere bandita insieme al carbone entro il 2050, quando il continente diventerà il primo a emissioni zero.

I Sì sono stati 394, i No 241. È stato un voto molto dibattuto alla vigilia, dal momento che la questione spacca i gruppi, a partire dai socialisti: il Pd ha votato a favore. Verdi e M5S hanno provato a presentare una proposta di ‘veto’: non è passata, ma ha riscosso successo in altri gruppi, visto che sulla loro proposta i Sì sono stati 169, ben oltre la somma di Verdi e M5S, che fa 81. I No sono stati 443, 36 gli astenuti.

Nella nuova lista, uno degli ultimi atti della ex Commissione Juncker, presentata a ottobre dello scorso anno, sono 32 i progetti che riguardano il gas. Certo, sono diminuiti rispetto alla lista elaborata due anni fa, fanno notare da Palazzo Berlaymont. Ma gli ambientalisti contestano anche questa cifra: i progetti che riguardano il trasporto del gas, sarebbero in realtà 55 e la discrepanza sarebbe dovuta al fatto che la Commissione non li conta uno per uno, ma associa alcuni di loro in gruppo.

All’Europa non serve una lotta ipocrita contro i cambiamenti climatici, i nuovi progetti di infrastrutture per il gas, elencati nell’atto delegato della Commissione europea, vanno cancellati da questa lista – ha commentato l’europarlamento del M5s Ignazio CorraoChiediamo che i finanziamenti di progetti di infrastrutture per il gas siano dirottati per progetti legati al rinnovabile e all’elettrico che non producono emissioni di CO2. È assurdo inoltre che si autorizzi l’importazione dagli Stati Uniti del gas prodotto da fratturazione idraulica o fracking”.