Dal Nord al Sud Italia, i dieci progetti che Legambiente chiede per il Recovery Fund

Dieci “opere faro che possono proiettare l’Italia verso un 2030 più sostenibile e verde”. Dalla riconversione green dei poli industriali di Taranto e Brindisi, alla realizzazione di parchi eolici in mare aperto in Sardegna, nel Canale di Sicilia e nell’Adriatico.

Sono questi alcuni dei dieci progetti che Legambiente chiede di inserire nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) italiano, da presentare entro un mese a Bruxelles, che dettaglia come impiegare i fondi europei di Next Generation Eu destinati all’Italia: oltre 200 miliardi di euro. Nei giorni scorsi, i vertici dell’associazione ambientalista hanno presentato la loro proposta a livello istituzionale. Si sono confrontanti con ministri del nuovo governo, che tra gli altri schiera anche Roberto Cingolani, titolare del nuovo dicastero della “Transizione ecologica”.

Tra le priorità di Legambiente spicca la riconversione green del distretto industriale di Taranto e Brindisi. Oltre alla Puglia, l’associazione ha proposto anche una mobilità a impatto zero nella Pianura Padana e nel centro sud, oltre alla bonifica dei territori nella Terra dei Fuochi in Campania, la Valle del Sacco nel Lazio, i PFAS in Piemonte e Veneto, le aree petrolifere in Basilicata e in Sicilia.

Nell’elenco delle regioni coinvolte dall’Associazione spicca anche la Sardegna, con lo sviluppo di parchi eolici offshore. Sempre restando al sud l’associazione ha proposte la delocalizzazione delle imprese da aree ad alto rischio idrogeologico in Calabria, Sicilia e Campania. Restando in Calabria e Sicilia, è stato richiesto anche di realizzare infrastrutture ferroviarie più efficienti. All’appello non può mancare la gestione dei rifiuti, con la proposta di realizzare digestori anaerobici finalizzati al trattamento dell’organico per diverse aree metropolitana del Centro-meridione italiano.

Tra gli ultimi progetti figura la ricostruzione delle aree terremotate del Centro Italia e la loro relativa digitalizzazione, la connessione ecologica e digitale dell’Appennino e lo sviluppo del contesto biologico e agroecologico delle zone montane (alpine e appenniniche).