A2A investe sull’innovazione. Acquisizione di start-up con un fondo da 70 milioni

Nell’intervista al Corriere della Sera di ieri, domenica 15 dicembre, secondo Valerio Camerano, amministratore delegato di A2A «il business delle utility cambierà molto nei prossimi anni perché stiamo vivendo tre transizioni: energetica, ambientale e urbana. Queste trasformazioni sono anche influenzate dalle nuove tecnologie, come l’ intelligenza artificiale, la blockchain, i data analytics. È chiaro che non si può fare tutto da soli».
A2A, la multiutility controllata dai Comuni di Milano e Brescia, ha lanciato due anni fa Innova2a, un programma per la creazione e la gestione dell’ innovazione «corporate e di business», con un budget dedicato e una squadra di 20 persone.
Avete raggiunto risultati?
«Il processo di ricerca di innovazione è stato strutturato sull’ Open innovation, attraverso una rete di alleanze con università e centri di ricerca. Sono state analizzate in un anno centinaia di idee e poi tradotte in 60 iniziative e circa 15 progetti messi in cantiere. Abbiamo ad esempio sviluppato degli algoritmi intelligenti per fare manutenzione alle reti in modo predittivo. Ci siamo però resi conto che ci serviva un ulteriore acceleratore per promuovere l’ innovazione del gruppo, a rafforzamento del modello attuale di gestione delle iniziative di innovazione esterne. Per questo abbiamo creato un fondo apposta di corporate venture capital».
Che dotazione avrà?
«Il fondo fa parte del programma A2A Horizon e avrà una dotazione di circa 60-70 milioni, con una strategia di investimento focalizzata su startup in fase iniziale, con un paio di anni di vita, e più avanzate (tre-quattro anni), che operino su ambiti di business strategici per il gruppo, per favorire anche una ricaduta positiva sul territorio. In pratica? «Puntiamo a individuare start up che ci permettano di proteggere il nostro business, che sta subendo una profonda trasformazione, e anche di svilupparne di nuovi nel mediolungo periodo. Vogliamo diffondere in modo continuativo l’ innovazione in azienda e ottenerne un ritorno finanziario sugli investimenti».
Chi farà parte del progetto?
Lavoriamo con alcuni partners: il fondo principale sarà 360 Capital ma investiremo anche nel fondo Poli360 del Politecnico di Milano, che conta sulla ricerca dell’ università, sul Technology Transfer Office e sull’ incubatore PoliHub. Questo ci permette di allargare notevolmente la nostra capacità di intercettare idee utili al nostro business. Stimiamo che ai nostri partner possano arrivare circa 6-10 mila dossier all’ anno».
A livello europeo c’è una spinta per raggiungere la neutralità climatica al 2050. Che ricaduta ha sulle utility?
Si parla di emissioni complessive. In un gruppo come il nostro vuol dire che si devono adottare una serie di misure per ridurre l’ impronta carbonica e adottare un mix produttivo a zero emissioni. A2A ha deciso di fare propri gli obiettivi della Cop 21 ancora prima che fossero adottati in modo formale dai Paesi. Stiamo sviluppando investimenti che sono coerenti e stiamo accelerando su due grandi aree: la generazione di energia da forni rinnovabili e iniziative nel campo del riciclo e dell’ economia circolare».
State abbandonando il gas?
«No. Il gas è la fonte che garantisce una transizione energetica sicura, puntiamo su impianti puliti ed efficienti. Ma stiamo anche investendo sul solare: siamo entrati nel settore due anni fa e ora siamo diventati uno pei primi cinque operatori. Di recente abbiamo avviato due iniziative di grande valore simbolico: il primo campo solare senza incentivi in Puglia con sperimentazione di stoccaggio elettrochimico, la cui realizzazione partirà a breve; e l’acquisizione da Talesun di un portafoglio di nuove iniziative nel campo del fotovoltaico pari a mille MW ».
Quali progetti sui rifiuti?
Vogliamo sviluppare sempre più impianti nel settore del riciclo – plastica, carta, vetro e recupero energetico – in un’ ottica di economia circolare. Ma per gli impianti in Italia serve un approccio pragmatico e professionale condiviso».
Quanto vi costerà la transizione energetica?
«Nell’ arco di piano degli oltre 4 miliardi di investimenti circa 3 miliardi saranno destinati alla transizione e allo sviluppo delle reti».

di Federica Basso

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