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Goletta Verde in viaggio per l’Italia: “Non è caldo, è crisi climatica”

Un mare che si scalda come una pentola a pressione, città sempre più soffocate dalle ondate di calore e una rete di protezione ancora tutta da costruire. È questo lo scenario denunciato da Legambiente, che con la storica imbarcazione Goletta Verde attraversa l’Adriatico trasformando la navigazione in un grido d’allarme: non si tratta di semplice afa estiva, ma degli effetti sempre più evidenti della crisi climatica. Un viaggio iniziato 40 anni fa contro abusivismo, cementificazione, fonti fossili, mala depurazione e rifiuti.

Nei giorni scorsi, segnati da temperature estreme, la Goletta Verde ha alzato lo striscione “Non è caldo, è crisi climatica”, perché non c’è più tempo da perdere.

I dati del mare

A fotografare l’emergenza è anche l’analisi dei dati satellitari del servizio Copernicus Marine Service rielaborati da Legambiente. Nel solo bacino dell’Adriatico, la temperatura media superficiale è passata dai 18,3 °C di maggio 2026 ai 23,3 °C di giugno (fino al 25/06). Nel Tirreno lo scenario è simile: da 19,2 °C a maggio a 24,3 °C a giugno.

A questi segnali si aggiunge un altro fenomeno ormai strutturale: l’aumento delle specie aliene nel Mediterraneo, dal pesce scorpione al barracuda fino al granchio blu, indicatori di un ecosistema sempre più sotto stress.

Città senza ombra: il nodo dei rifugi climatici

Se il mare si scalda, le città non respirano. La mancanza di una rete strutturata di rifugi climatici rende sempre più difficile affrontare le ondate di calore, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Secondo le stime di Legambiente, nelle principali città italiane monitorate (Napoli, Milano, Roma, Terni, Bari, Torino, Firenze, Bologna) esistono oggi circa 280 luoghi riconducibili a spazi di refrigerio.

Nel dettaglio: 29 a Napoli, 116 a Milano, 3 a Terni, 19 a Torino, 26 a Bari, 53 a Firenze e 24 a Bologna. Per Roma non esiste invece un censimento pubblico completo e verificabile.

Il confronto con il modello di Barcellona evidenzia il divario: per questi otto comuni servirebbero almeno 705 rifugi climatici per una copertura adeguata alla popolazione. Su scala nazionale, Legambiente stima un fabbisogno minimo di circa 5.900 strutture, che potrebbero salire fino a 17.000 per garantire un accesso diffuso entro 10 minuti a piedi.

La nuova disuguaglianza climatica

Il tema si inserisce nella campagna “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, che punta i riflettori su una nuova forma di disuguaglianza: la povertà di raffrescamento.

L’obiettivo indicato è chiaro: mappare e creare rifugi climatici nei quartieri, trasformando scuole, cortili, giardini e spazi pubblici ombreggiati in luoghi di sollievo accessibili durante i mesi estivi, soprattutto per anziani e persone fragili.

 

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