Rinnovabili, decreto del governo per lo sviluppo dell’eolico “off shore”

Il governo italiano prova a recuperare – con un nuovo decreto – il tempo perduto nello sviluppo delle rinnovabili. Nonché posizioni nelle classifiche europee che nel corso del 2020 ci hanno visto retrocedere in ultima posizione, con un calo del 35% delle nuove installazioni rispetto all’anno precedente.

Il compito se lo assume il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che ha predisposto un testo collegato al provvedimento con cui verrà recepita la direttiva Ue denominata Red II. Si tratta della direttiva con cui l’Europa chiede agli stati membri di indicare le misure per «accelerare la transizione dai combustibili tradizionali alle fonti rinnovabili». Gli obiettivi Ue prevedono di arrivare almeno a 95 gigawatt di potenza installata al 2030: Cingolani prevede che con le nuove regole si potrà arrivare a 120 gigawatt.

La strategia del governo si basa, di fatto, su tre pilastri. Il primo riguarda l’energia eolica: il decreto punta sullo sviluppo delle centrali “off shore”, anche grazie alla nuova tecnologia degli impianti “galleggianti”, ancorati al fondo marino e non più fissati con pilastri. In questo modo, potranno essere realizzati molto più al largo dalle coste, dove i venti sono più favorevoli. Al momento. sono depositate 39 “manifestazioni di interesse” per impianti off shore e soltanto uno è stato autorizzato, davanti alle coste di Taranto. Il decreto spinge sullo sviluppo di reti che dovranno collegare gli impianti in mare alla terraferma e sistemi di accumulo per immagazzinare l’energia in eccesso da utilizzare durante gli orari di punta per abbassare i costi della bolletta energetica (evitando così di chiamare in causa le centrali alimentate a gas).

Il secondo pilastro la ripresa delle installazioni di fotovoltaico, con un occhio di riguardo a chi produce energia autonomamente: piccoli impianti non collegati alla rete e centrali solari realizzate e gestite dalle “comunità energetiche”, in pratica più cittadini che si mettono insieme per condividere l’energia rinnovabile prodotta (novità introdotta dal governo Conte bis).

Per sostenere la filiera, sfruttare le infrastrutture esistenti e per contribuire agli obiettivi di riduzione delle emissioni, il decreto – come terzo pilastro – prevede lo sviluppo e il sostegno agli impianti per la produzione di biogas. A questo scopo saranno dedicati parte dei fondi del Pnrr: nel Piano nazionale di resistenza e resilienza ci sono 1,9 miliardi di euro per la produzione di biometano.

Il decreto, ovviamente, si occupa anche di come ridurre i tempi per ottenere i permessi semplificando una serie di passaggi burocratici, in modo da ridurre anche i contenziosi. Inoltre, cambieranno le modalità delle aste con cui si assegna nuova capacità: saranno almeno tre all’anno.

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