L’Italia migliora, ma non abbastanza. Sul fronte della raccolta e del riciclo dei piccoli apparecchi elettrici ed elettronici, il nostro Paese continua infatti a rimanere al di sotto della media europea. A frenare la crescita sono soprattutto una rete di raccolta ancora insufficiente e una scarsa conoscenza, da parte dei cittadini, delle corrette modalità di smaltimento.
A fotografare la situazione è uno studio realizzato da ReMedia e GfK Eurisko, in collaborazione con ReMade in Italy e Assoraee, che ha analizzato le abitudini dei consumatori, i risultati della raccolta e i vantaggi ambientali ed economici legati al riciclo dei piccoli apparecchi elettrici ed elettronici.
Raccolta in crescita, ma ancora lontana dall’Europa
Nel 2010 sono state raccolte in Italia circa 37.000 tonnellate di piccoli apparecchi elettrici, a fronte di oltre 220.000 tonnellate immesse sul mercato. Il tasso di raccolta si è attestato al 16,8%, registrando una crescita del 21% rispetto all’anno precedente.
Un risultato positivo, ma ancora insufficiente. La percentuale resta infatti nettamente inferiore alla media nazionale dei RAEE, ferma al 26%, e soprattutto alla media europea: nel resto d’Europa viene raccolto circa un chilogrammo di rifiuti elettronici ogni quattro chilogrammi venduti. In Italia, invece, il rapporto è di appena un chilogrammo raccolto ogni sei acquistati.
Molti acquistano, pochi riciclano correttamente
Il problema non riguarda soltanto la quantità di rifiuti raccolti, ma anche il comportamento dei consumatori. Circa un italiano su due ha acquistato almeno un piccolo dispositivo elettronico nei 12 mesi precedenti l’indagine e oltre un terzo ha dichiarato di averne smaltito almeno uno.
Ma quando arriva il momento di liberarsene, meno della metà sceglie la strada corretta: portare l’apparecchio in un centro di raccolta autorizzato oppure utilizzare un servizio dedicato di ritiro.
Una parte dei vecchi dispositivi rimane così inutilizzata nelle case, mentre un’altra finisce insieme ai normali rifiuti domestici, perdendo la possibilità di essere recuperata e riciclata.
A pesare è anche la disponibilità delle strutture di raccolta, che varia sensibilmente da una zona all’altra del Paese. Nel Nord Italia la rete è considerata vicina agli standard europei. Nel Centro e nel Sud, invece, la situazione è molto più critica: si contano appena 0,3 centri di raccolta ogni 10.000 abitanti. Una carenza che rende più difficile per i cittadini conferire correttamente i propri RAEE e che finisce inevitabilmente per incidere sui risultati complessivi della raccolta.
Il ritiro “uno contro uno” resta poco conosciuto
Anche uno strumento pensato per facilitare il corretto smaltimento dei vecchi apparecchi viene utilizzato ancora troppo poco. Si tratta del sistema “uno contro uno”, che consente al consumatore di restituire gratuitamente un vecchio apparecchio al momento dell’acquisto di uno nuovo equivalente.
Solo una piccola quota degli intervistati ha dichiarato di aver usufruito del servizio. Un dato che conferma quanto sia ancora limitata la conoscenza delle possibilità offerte ai consumatori per disfarsi correttamente dei vecchi dispositivi.
C’è poi un evidente problema di comunicazione. Tre italiani su quattro non sanno che cosa significhi l’acronimo RAEE, mentre soltanto il 17% afferma di conoscere le norme che regolano la gestione dei rifiuti elettronici. Eppure, più della metà degli intervistati ritiene di essere sufficientemente informata sulle modalità corrette di smaltimento.Il risultato è un evidente divario tra ciò che i cittadini pensano di sapere e ciò che effettivamente conoscono.
19 milioni di italiani hanno smaltito un apparecchio
Le 700 interviste realizzate per lo studio, rappresentative della popolazione adulta italiana, permettono di stimare in circa 19 milioni gli italiani che, nell’arco dell’anno, hanno smaltito almeno un piccolo apparecchio elettrico.
Di questi, soltanto il 42% ha seguito comportamenti considerati ambientalmente corretti. Gli altri hanno scelto di conservare in casa apparecchi non più utilizzati oppure di gettarli insieme ai rifiuti domestici.
Guardando alle tipologie di apparecchi raccolti, sono le apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni a rappresentare la quota più consistente: computer, stampanti, telefoni e fax costituiscono circa due terzi dell’intero volume raccolto. Seguono i piccoli elettrodomestici e gli apparecchi di elettronica di consumo.
Dal vecchio apparecchio nuove risorse
Il riciclo dei RAEE non rappresenta però soltanto un modo per ridurre i rifiuti. È anche una fonte importante di materie prime e genera benefici economici e ambientali significativi.
Delle 37.000 tonnellate raccolte, circa 34.000 tonnellate di materiali, pari al 92%, sono state recuperate. Tra le principali frazioni recuperate figurano ferro e plastica, ma dai componenti elettronici e dai cavi è stato possibile recuperare anche metalli di valore come rame, alluminio, argento, oro e palladio.Il valore economico delle materie prime recuperate è stato stimato in 23,6 milioni di euro.
Ma il beneficio è soprattutto ambientale: le attività di riciclo hanno permesso di risparmiare oltre 26.000 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) e di evitare l’emissione di circa 54.000 tonnellate di CO₂.Numeri destinati a crescere, secondo lo studio, se l’Italia riuscirà ad aumentare la raccolta e, soprattutto, a convincere un numero sempre maggiore di cittadini a non gettare i vecchi apparecchi tra i rifiuti comuni, ma a conferirli attraverso i canali corretti.
Il mondo dell’industria e della filiera produttiva di elettrodomestici ed elettronica di consumo si dà appuntamento alla prossima edizione di Applitech, l’unica fiera in Europa del settore, che si svolgerà dal 10 al 12 novembre 2027 a BolognaFiere con un ricco programma di conferenze. Per informazioni: www.applitech.show



