Nel 2025 il mondo ha raggiunto un nuovo record nelle emissioni di gas serra. Le attività umane hanno infatti generato circa 54 gigatonnellate di CO₂ equivalente, escludendo il contributo legato all’uso del suolo, ai cambiamenti di destinazione dei terreni e alla silvicoltura, il cosiddetto settore LULUCF.
Rispetto al 2024 si tratta di un incremento dello 0,7%, una crescita più contenuta rispetto a quella registrata l’anno precedente, ma comunque sufficiente a portare le emissioni globali al livello più elevato mai rilevato.
A fornire questa fotografia è l’aggiornamento 2026 di EDGAR, il database Emissions Database for Global Atmospheric Research della Commissione europea. L’analisi è stata realizzata dal Joint Research Centre (JRC) insieme all’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) ed è contenuta nel rapporto GHG emissions of all world countries, che analizza l’andamento delle emissioni nei diversi Paesi e nei principali settori economici.
Il dato complessivo evidenzia una situazione ancora lontana dalla svolta necessaria per contenere il riscaldamento globale: la crescita delle emissioni rallenta, ma la curva mondiale non ha ancora iniziato una discesa strutturale.
Le principali economie seguono percorsi differenti
Il dato globale nasconde differenze significative tra i maggiori responsabili delle emissioni.
Cina, Stati Uniti, India, Unione europea, Russia e Indonesia rappresentano nel complesso circa il 62% delle emissioni mondiali di gas serra. Tuttavia, nel 2025 le loro traiettorie non sono state affatto uniformi.
Gli Stati Uniti hanno registrato l’aumento assoluto più significativo tra i Paesi considerati, con emissioni in crescita del 2,2% rispetto al 2024.
Molto diversa la situazione della Cina, dove le emissioni sono rimaste sostanzialmente stabili, aumentando appena dello 0,1%. In India, invece, si è osservata una riduzione dello 0,2%.
Si tratta di un elemento particolarmente rilevante: per la prima volta i due grandi protagonisti asiatici non mostrano una crescita marcata delle emissioni rispetto all’anno precedente.
Sei grandi emettitori hanno tagliato le emissioni
Non mancano quindi segnali incoraggianti.
Nel 2025 sei dei 16 maggiori Paesi emettitori – quelli che individualmente rappresentano più dell’1% del totale mondiale – hanno ridotto le proprie emissioni. Tra questi si trovano Australia, Brasile e Giappone.
Questi progressi, tuttavia, non sono ancora sufficienti per compensare gli aumenti registrati in altre economie.
La Turchia, ad esempio, ha fatto segnare il maggiore incremento percentuale tra i principali emettitori, con un aumento del 4,2%. Crescite significative sono state registrate anche in Iran e Arabia Saudita.
Il quadro che emerge è quindi quello di una transizione ancora fortemente disomogenea: mentre alcuni Paesi iniziano a ridurre il proprio impatto climatico, altri continuano ad aumentare le emissioni.
L’Unione europea prosegue il percorso di riduzione
Tra le aree che mostrano una tendenza più favorevole c’è l’Unione europea.
Secondo i dati EDGAR, nel 2025 le emissioni dell’UE, considerando il dato al netto del settore LULUCF, sono diminuite dello 0,2% rispetto all’anno precedente.
Il confronto con il 1990 evidenzia una riduzione molto più ampia: nell’arco di 35 anni le emissioni europee sono infatti calate del 35,6%.
Anche il peso dell’UE sul bilancio climatico mondiale continua a diminuire. Nel 2025 l’Unione europea ha rappresentato circa il 5,8% delle emissioni globali.
Un altro elemento significativo riguarda le emissioni per abitante. Nell’UE il valore si è attestato a circa 7,1 tonnellate di CO₂ equivalente pro capite, mentre la media mondiale è stata di 6,6 tonnellate per abitante.
È però necessario considerare una differenza metodologica: i dati elaborati da EDGAR non coincidono perfettamente con quelli utilizzati dall’Unione europea per verificare il raggiungimento dei propri obiettivi climatici, che si basano sull’Inventario UE dei gas a effetto serra.
Il ritorno della mobilità internazionale pesa sulle emissioni
Il settore dei trasporti internazionali ha contribuito all’aumento registrato nel 2025.
Le emissioni associate al trasporto aereo sono cresciute del 5,1%, mentre quelle del trasporto marittimo hanno segnato un incremento dell’1,4%.
L’andamento riflette la ripresa delle attività di mobilità internazionale dopo gli anni caratterizzati dalle forti restrizioni legate alla pandemia.
Con il ritorno dei flussi di passeggeri e merci su scala globale, anche il contributo climatico di aerei e navi è tornato a crescere.
Il ruolo delle foreste diventa sempre più importante
Il bilancio climatico mondiale non dipende soltanto dalle emissioni generate dall’industria, dall’energia e dai trasporti.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dagli ecosistemi naturali, in particolare foreste, suoli e vegetazione, che possono assorbire una parte della CO₂ presente nell’atmosfera.
Quando però le foreste vengono distrutte o degradate, il loro ruolo può cambiare: da serbatoi di carbonio possono trasformarsi in fonti di emissioni.
Nel 2025 il settore LULUCF ha rappresentato complessivamente una fonte netta di circa 0,9 gigatonnellate di CO₂ equivalente, pari all’1,6% delle emissioni globali di gas serra.
Tra i principali fattori figurano la deforestazione e gli incendi boschivi.
Deforestazione e incendi riducono la capacità naturale di assorbire CO₂
Secondo il rapporto, nel 2025 la deforestazione ha prodotto circa 3,7 gigatonnellate di CO₂.
Si tratta di una quantità superiore al doppio di quella rimossa complessivamente a livello mondiale dai serbatoi LULUCF.
Anche gli incendi hanno inciso in maniera importante: nel corso dell’anno hanno generato circa 2,2 gigatonnellate di CO₂ equivalente.
Il valore è comunque inferiore alla media osservata sul lungo periodo. Il dato globale, tuttavia, non restituisce la forte variabilità tra le diverse aree del pianeta, dove sono stati registrati episodi particolarmente intensi.
Le foreste europee continuano ad assorbire carbonio, ma la capacità diminuisce
La situazione dell’Europa rimane diversa da quella osservata a livello globale.
Nel 2025 il settore LULUCF dell’UE ha continuato a funzionare come serbatoio netto di carbonio, assorbendo circa 0,2 gigatonnellate di CO₂ equivalente.
La capacità di assorbimento è però diminuita rispetto ai livelli del 1990, segnalando una crescente pressione sugli ecosistemi.
Tra gli elementi da monitorare ci sono anche gli incendi. Nell’Unione europea, le emissioni legate agli incendi boschivi sono aumentate del 40% tra il 2024 e il 2025.
Questo andamento mostra come la politica climatica non possa concentrarsi esclusivamente sulla decarbonizzazione dei sistemi energetici e industriali. Conservare foreste, suoli e altri ecosistemi capaci di assorbire carbonio è una componente essenziale della strategia climatica.
EDGAR, una banca dati per leggere l’evoluzione delle emissioni
Il database EDGAR, sviluppato e gestito dal JRC con la collaborazione dell’IEA, permette di confrontare le emissioni dei diversi Paesi e settori economici attraverso una serie storica che parte dal 1970 e arriva al 2025.
La disponibilità di dati omogenei e comparabili rappresenta uno strumento importante per valutare l’evoluzione della crisi climatica e supportare le decisioni politiche.
Le informazioni contenute nel database vengono utilizzate anche nel contesto dei negoziati internazionali sul clima nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).
I dati confluiscono inoltre in importanti analisi internazionali, tra cui l’Emissions Gap Report dell’UNEP e i rapporti dell’IPCC.
Il vero obiettivo resta invertire la tendenza mondiale
Il 2025 consegna quindi una fotografia fatta di luci e ombre.
Da una parte, sei dei 16 principali Paesi emettitori hanno ridotto le proprie emissioni e alcune delle maggiori economie mondiali mostrano segnali di stabilizzazione o diminuzione.
Dall’altra, il risultato complessivo rimane negativo: il totale mondiale ha continuato a crescere, arrivando a circa 54 gigatonnellate di CO₂ equivalente.
La sfida dei prossimi anni non sarà quindi soltanto accelerare le riduzioni nei Paesi che hanno già iniziato il percorso di decarbonizzazione. Sarà soprattutto necessario fare in modo che la diminuzione diventi una tendenza globale, duratura e sufficientemente rapida.
Il record raggiunto nel 2025 dimostra che la transizione climatica è ancora lontana dal punto di svolta. Per cambiare davvero traiettoria serviranno riduzioni delle emissioni su scala mondiale, insieme alla protezione degli ecosistemi naturali che contribuiscono a sottrarre carbonio dall’atmosfera.




