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Eolico offshore, la capacità globale raggiunge nuovi record

L’eolico offshore sta assumendo un peso sempre maggiore nei sistemi energetici internazionali. Non si tratta più soltanto di una tecnologia legata alla decarbonizzazione, ma di un’infrastruttura strategica per aumentare la disponibilità di elettricità, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.

Nel 2025 il comparto ha registrato un risultato senza precedenti, con 165 GW di nuova capacità installata. Il dato porta la potenza eolica complessivamente disponibile nel mondo a 1.299 GW, confermando la rapida crescita di una tecnologia che sta diventando centrale nelle politiche energetiche di numerosi Paesi.

È quanto emerge dal Global Wind Report 2026 del Gwec, che fotografa un mercato in espansione nonostante un quadro internazionale segnato da tensioni geopolitiche, instabilità delle catene logistiche e crescente attenzione alla sicurezza energetica.

Sicurezza energetica e nuovi consumi elettrici

La trasformazione del sistema energetico sta modificando anche il ruolo attribuito alle rinnovabili offshore. La forte esposizione alle importazioni di gas e petrolio rende infatti numerosi Paesi vulnerabili alle oscillazioni dei mercati e alle crisi internazionali.

In questo scenario, produrre elettricità direttamente attraverso le risorse disponibili sul territorio diventa una questione non soltanto ambientale, ma anche economica e strategica.

A rafforzare l’attrattività dell’eolico contribuisce inoltre la diminuzione dei costi. Secondo il rapporto, il Levelized Cost of Energy (Lcoe) dell’eolico si è ridotto del 62% dal 2010. Una dinamica che rende la tecnologia particolarmente interessante proprio mentre la domanda di elettricità è destinata a crescere.

Tra i nuovi fattori che alimentano i consumi figurano l’espansione dei data center, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e l’elettrificazione di numerosi processi industriali. Per sostenere questa domanda serviranno quindi nuove fonti di generazione capaci di garantire grandi quantità di energia a costi competitivi.

La Cina resta il principale motore della crescita

La distribuzione geografica delle nuove installazioni conferma il ruolo predominante dell’Asia. A guidare il mercato è soprattutto la Cina, che nel corso dell’ultimo anno ha aggiunto circa 120 GW di nuova capacità, arrivando a superare complessivamente i 640 GW.

Il ritmo di sviluppo cinese continua così a incidere in maniera significativa sui numeri globali, mentre altre economie asiatiche stanno costruendo le condizioni normative e industriali necessarie per accelerare gli investimenti.

Anche il Sud-Est asiatico mostra segnali di forte dinamismo. Nelle Filippine, l’Executive Order 21 punta a semplificare le procedure e a favorire l’ingresso di investimenti internazionali nel settore delle rinnovabili.

Il Giappone, invece, sta consolidando la propria esperienza nell’eolico galleggiante con l’entrata in funzione dell’impianto di Gotō, mentre Corea del Sud e Vietnam stanno lavorando alla definizione dei meccanismi d’asta necessari per valorizzare il potenziale delle rispettive aree marittime.

Italia, un mercato ancora piccolo ma strategico per il Mediterraneo

Nel panorama internazionale l’Italia occupa ancora una posizione marginale in termini di capacità installata. Il Paese fa tuttavia parte del gruppo ristretto di 19 nazioni che dispongono di almeno un impianto eolico offshore operativo e connesso alla rete.

Il riferimento è al parco eolico di Taranto, che rappresenta un primo passo nello sviluppo della generazione eolica in mare lungo le coste italiane.

La vera prospettiva per il Mediterraneo riguarda però soprattutto le tecnologie floating. La maggiore profondità dei fondali limita infatti l’utilizzo delle tradizionali fondazioni fissate al fondo marino e rende le piattaforme galleggianti una soluzione potenzialmente decisiva per ampliare le aree disponibili.

Per l’Italia questo significa che lo sviluppo del comparto non dipenderà esclusivamente dalla disponibilità della risorsa eolica, ma anche dalla capacità di costruire una filiera adeguata, dotarsi di infrastrutture portuali e definire regole e procedure in grado di sostenere i grandi investimenti necessari.

Una nuova filiera industriale sulle coste

L’espansione dell’eolico offshore produce effetti che vanno oltre la quantità di energia generata. La realizzazione di un parco in mare coinvolge infatti una lunga catena industriale: dai porti ai cantieri navali, dalla produzione delle fondazioni alla costruzione delle turbine, fino alla posa dei cavi sottomarini e delle infrastrutture necessarie al collegamento con la rete.

Un ruolo particolarmente importante è svolto dalle infrastrutture per il trasporto dell’elettricità, compresi i sistemi in alta tensione in corrente continua (Hvdc), indispensabili soprattutto per progetti di grandi dimensioni e collegamenti su distanze elevate.

Lo sviluppo di questa filiera può inoltre creare nuove opportunità occupazionali nelle aree costiere. Le competenze maturate nel settore degli idrocarburi offshore possono, in parte, essere trasferite alle nuove attività legate alle rinnovabili marine, favorendo processi di riconversione professionale e industriale.

Esg e tracciabilità diventano elementi centrali

La crescita del settore porta con sé anche la necessità di rendere più trasparente e sostenibile l’intera catena di fornitura.

In questa direzione, la Wind Sustainability Initiative del Gwec punta alla definizione di criteri comuni per la valutazione delle performance Esg e per la tracciabilità delle materie prime e dei componenti utilizzati nei progetti.

Anche la misurazione delle emissioni lungo l’intero ciclo produttivo assume un peso crescente. Gli audit indipendenti relativi alle emissioni Scope 1, 2 e 3, compresi quelli realizzati da soggetti come Dnv, contribuiscono infatti a fornire agli investitori informazioni utili per valutare la sostenibilità e l’affidabilità economica dei progetti.

La sfida è accelerare ancora entro il 2030

I risultati raggiunti nel 2025 mostrano un settore ormai maturo e capace di crescere rapidamente. Tuttavia, secondo il quadro delineato dal Global Wind Report 2026, il ritmo delle installazioni dovrà aumentare ulteriormente, fino a circa raddoppiare, per consentire al comparto di contribuire al raggiungimento degli obiettivi energetici fissati per il 2030.

La direzione sembra quindi delineata: l’eolico offshore sarà chiamato a svolgere contemporaneamente un ruolo nella decarbonizzazione, nella sicurezza energetica e nella crescita industriale.

La partita dei prossimi anni non riguarderà soltanto il numero di turbine installate in mare. Sarà altrettanto importante costruire porti, reti elettriche, competenze professionali e filiere produttive capaci di accompagnare l’espansione del settore. È su questi elementi che si giocherà la possibilità di trasformare la crescita dell’eolico offshore in un vero pilastro della transizione energetica globale.

 

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