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La transizione verde apre nuove opportunità di lavoro, ma l’Europa cerca tecnici e competenze

La trasformazione del sistema energetico europeo sta modificando anche il mercato del lavoro. Eolico, fotovoltaico, pompe di calore e batterie stanno generando nuova occupazione, ma la crescita del comparto si trova davanti a un ostacolo sempre più evidente: la difficoltà di trovare personale adeguatamente formato.

A fotografare questa situazione è l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), che ha esaminato gli effetti occupazionali di quattro tecnologie considerate strategiche per la decarbonizzazione: energia eolica, solare fotovoltaico, pompe di calore e batterie.

Dall’analisi emerge un settore dinamico, capace di creare posti di lavoro e nuove specializzazioni, ma caratterizzato anche da forti differenze tra Paesi, filiere e categorie di lavoratori. La disponibilità di competenze, inoltre, rischia di diventare uno dei principali fattori in grado di rallentare la transizione.

L’occupazione cresce insieme alle tecnologie pulite

La domanda di lavoratori legata alla trasformazione energetica sta aumentando a un ritmo superiore rispetto alla crescita generale dell’occupazione. Nel 2024, secondo i dati citati dall’analisi, l’occupazione mondiale nel comparto energetico è aumentata del 2,2%, mentre il mercato del lavoro nel suo complesso è cresciuto dell’1,3%.

Anche l’Unione europea dispone ormai di una consistente base occupazionale legata alle fonti rinnovabili. Le stime di IRENA e dell’Organizzazione internazionale del lavoro indicano circa 1,8 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti associati alle energie rinnovabili nell’UE.

Il confronto internazionale mostra tuttavia quanto sia ampia la scala del fenomeno: la Cina, da sola, raggiunge circa 7 milioni di occupati nel settore dell’energia pulita. All’interno dell’Europa, invece, il peso occupazionale varia notevolmente a seconda della tecnologia e della struttura industriale dei singoli Paesi.

L’eolico rimane il principale generatore di occupazione

Tra le quattro tecnologie prese in esame dall’AEA, l’eolico è quella che concentra il maggior numero di lavoratori.

Nel 2023 il settore contava nell’Unione europea circa 273.500 posti di lavoro diretti. La maggior parte degli occupati, pari al 77%, era impegnata nelle attività a valle della filiera, comprese gestione degli impianti, manutenzione, servizi energetici e attività commerciali e amministrative.

La produzione rappresenta un’altra componente importante della filiera, contribuendo alla domanda di personale specializzato necessario per sostenere l’intero ciclo industriale. Il fotovoltaico, nello stesso anno, coinvolgeva invece più di 227.000 lavoratori.

In questo caso circa metà dell’occupazione era collegata alle attività operative, mentre il 36% riguardava il settore delle costruzioni. Installazione degli impianti, preparazione delle aree, opere infrastrutturali e collegamenti alla rete costituiscono quindi una parte rilevante del mercato del lavoro associato al solare.

Resta però una criticità industriale: la capacità produttiva europea di pannelli fotovoltaici continua a essere relativamente contenuta.

Pompe di calore, un settore destinato a crescere

Numeri più contenuti, ma prospettive particolarmente interessanti, riguardano le pompe di calore. Nel 2023 il comparto occupava circa 80.100 persone nell’UE, con il 65% degli addetti impiegato nelle costruzioni.

È proprio questo uno degli ambiti nei quali la crescita futura potrebbe essere più significativa. L’espansione delle pompe di calore richiede infatti una rete sempre più ampia di installatori, tecnici e professionisti capaci di progettare, montare e mantenere gli impianti.

La disponibilità di personale qualificato rappresenta quindi una condizione essenziale per trasformare il potenziale di mercato in una diffusione effettiva della tecnologia.

Batterie: pochi occupati, ma crescita molto rapida

Il settore delle batterie presenta dimensioni occupazionali inferiori rispetto agli altri comparti analizzati, ma una velocità di espansione particolarmente elevata.

Nel 2023 gli addetti erano circa 33.000. Tra il 2018 e il 2023, tuttavia, è stata proprio questa tecnologia a registrare il maggiore incremento dell’occupazione tra le quattro considerate dall’AEA.

La produzione rappresenta il principale sbocco professionale, mentre ricerca e sviluppo assumono un’importanza strategica in vista dell’evoluzione delle tecnologie di accumulo e delle batterie di nuova generazione.

La crescita della filiera europea dipenderà quindi non soltanto dalla capacità di realizzare nuovi impianti produttivi, ma anche dalla disponibilità di ricercatori, ingegneri, tecnici e operatori specializzati.

Germania al centro della mappa occupazionale

La distribuzione dei green jobs è tutt’altro che uniforme all’interno dell’Unione europea. La Germania è il Paese che presenta i valori occupazionali assoluti più elevati in tre dei quattro settori analizzati. Nel 2023 contava circa 125.000 lavoratori nell’eolico, quasi 84.000 nel fotovoltaico e circa 12.300 nelle batterie. Uno scenario differente emerge per le pompe di calore, dove assumono particolare rilievo Italia, Spagna e Portogallo.

Nel comparto delle batterie, invece, spiccano i ritmi di crescita registrati in Ungheria e Polonia, che mostrano una rapida espansione dell’occupazione collegata alla filiera.

Questi squilibri territoriali sono strettamente legati alla storia industriale dei singoli Paesi. Dove esistono già infrastrutture produttive, competenze tecniche e filiere consolidate, l’introduzione delle nuove tecnologie può tradursi più rapidamente in nuovi posti di lavoro.

Questo crea però anche una possibile criticità: una concentrazione eccessiva degli investimenti e dell’occupazione nei territori già industrializzati potrebbe accentuare le differenze economiche tra le diverse regioni europee.

Donne e giovani ancora poco rappresentati

L’aumento dei posti di lavoro non coincide automaticamente con una maggiore partecipazione di tutte le fasce della popolazione. La presenza femminile rimane infatti relativamente bassa. Nell’eolico e nelle batterie le donne rappresentano circa il 26% della forza lavoro, mentre nelle pompe di calore la quota scende al 14%.

Anche l’età media degli addetti segnala una difficoltà nel coinvolgere le nuove generazioni. Nel 2023 i lavoratori tra i 15 e i 24 anni costituivano soltanto il 6-7% degli occupati nell’eolico, nel fotovoltaico e nelle pompe di calore.

Per sostenere l’espansione del settore nel lungo periodo, diventa quindi importante ampliare il bacino di lavoratori disponibili e rendere le professioni della transizione energetica più accessibili a giovani e donne.

La carenza di competenze rischia di frenare la transizione

È uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dall’analisi dell’AEA. L’aumento degli investimenti e la disponibilità di tecnologie non sono sufficienti se non esiste una forza lavoro capace di installare, produrre, gestire e riparare gli impianti.

Numerosi Stati membri segnalano già difficoltà nel reperire personale con competenze tecniche, soprattutto per le attività di costruzione e installazione. Il rischio è quello di creare un divario tra la velocità con cui aumenta la domanda di tecnologie pulite e quella con cui il mercato del lavoro riesce a fornire professionisti preparati.

Per ridurre questo divario serviranno investimenti nella formazione professionale, programmi di aggiornamento delle competenze e percorsi di riqualificazione per i lavoratori provenienti da altri settori.

La quantità di posti di lavoro non basta: conta anche la qualità

La transizione energetica pone anche una seconda domanda: quali condizioni avranno i nuovi green jobs?

Le differenze tra i diversi comparti sono significative. Secondo l’analisi dell’AEA, le retribuzioni nel settore delle pompe di calore risultano circa il 40% più basse rispetto a quelle dell’eolico, che tra le quattro tecnologie considerate presenta i salari più elevati.

Anche la natura delle mansioni cambia sensibilmente. Le attività di gestione e manutenzione, particolarmente importanti nel settore eolico, possono offrire una maggiore continuità occupazionale e più possibilità di formazione.

Nel fotovoltaico e nelle pompe di calore, invece, una parte consistente del lavoro è collegata a singoli progetti di costruzione e installazione. Queste attività possono essere maggiormente esposte alla stagionalità e ai rischi fisici, compresi quelli associati alle condizioni climatiche estreme, oltre a offrire in alcuni casi meno occasioni di formazione.

Per le batterie rimangono invece rilevanti le questioni relative alla sicurezza e alla salute dei lavoratori, insieme agli effetti che l’espansione degli impianti può avere sulle comunità e sull’ambiente circostante.

Le politiche europee puntano sulla capacità industriale

La necessità di rafforzare la produzione europea di tecnologie pulite è ormai entrata nelle strategie industriali dell’Unione. Tra le iniziative richiamate dall’AEA figurano il Clean Industrial Deal, il Net-Zero Industry Act, la proposta di Industrial Accelerator Act e AccelerateEU.

Nel settore delle batterie è inoltre prevista la strategia Battery Booster, finalizzata a sostenere l’espansione della capacità produttiva europea. Questi strumenti puntano a rafforzare la competitività industriale e la capacità dell’Europa di sviluppare internamente tecnologie considerate strategiche. Ma la dimensione industriale rappresenta soltanto una parte della sfida.

Il futuro dei green jobs dipenderà dalle competenze

La transizione energetica europea ha già prodotto un cambiamento concreto nel mercato del lavoro. Eolico, solare, pompe di calore e batterie stanno creando occupazione e aprendo spazi per nuove professionalità.

Il nodo da affrontare è però quello delle competenze. Per accompagnare l’espansione delle tecnologie pulite sarà necessario formare nuovi lavoratori, aggiornare quelli già occupati e rendere il settore più inclusivo. Allo stesso tempo, sarà importante prestare attenzione alla qualità delle condizioni di lavoro e alla distribuzione territoriale delle nuove opportunità.

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