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E-CHARGE | 7-9 OCTOBER 2026 - BOLOGNAFIERE

Rinnovabili, così hanno contenuto l’impatto del gas sui prezzi dell’energia nel 2026

L’impennata dei prezzi dell’energia registrata nei primi sei mesi del 2026 è stata rilevante, ma il suo impatto sui mercati elettrici europei è risultato più contenuto rispetto a quello osservato durante la crisi energetica del 2021-2022. Un ruolo importante, secondo un’analisi pubblicata nel bollettino economico della Banca centrale europea (Bce) il 21 settembre, è stato svolto dall’aumento della generazione elettrica da fonti rinnovabili.

Il rapporto evidenzia infatti come il costo del gas continui a rappresentare uno dei principali fattori che determinano il prezzo dell’elettricità sui mercati all’ingrosso. Il legame tra i due mercati è particolarmente forte nelle ore in cui gli impianti alimentati a gas risultano necessari per soddisfare la domanda.

Il meccanismo è noto: quando le centrali a gas fissano il prezzo marginale dell’elettricità, un aumento del combustibile si riflette anche sul valore dell’energia elettrica. Proprio per ridurre questa dipendenza e favorire un maggiore disaccoppiamento tra gas ed elettricità, il tema è da tempo al centro del dibattito sulle politiche energetiche italiane ed europee.

Più rinnovabili, minore pressione sui prezzi elettrici

Nel primo semestre del 2026, tuttavia, l’aumento della produzione da fonti a basse emissioni ha contribuito a ridurre la trasmissione dei rincari del gas sul mercato elettrico.

La situazione presenta differenze significative rispetto alla crisi del 2021-2022. In quel periodo, infatti, diversi fattori avevano contemporaneamente ridotto la disponibilità di energia elettrica.

La siccità aveva penalizzato la produzione degli impianti idroelettrici, mentre in Francia numerose centrali nucleari erano state temporaneamente indisponibili per interventi di manutenzione. Il risultato era stato un maggiore ricorso alla generazione termoelettrica e, quindi, al gas.

Queste difficoltà si erano inoltre manifestate in un momento particolarmente delicato per il sistema energetico europeo, con la riduzione delle forniture di gas provenienti dalla Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina.

Nel 2026 il quadro appare differente. Diversi Stati europei hanno aumentato la quantità di elettricità prodotta attraverso tecnologie a basse emissioni, con un contributo significativo delle rinnovabili. Questa maggiore disponibilità di generazione alternativa al gas ha contribuito a limitare l’aumento dei prezzi elettrici all’ingrosso rispetto a quanto avvenuto nel biennio 2021-2022.

Europa a velocità diverse

L’effetto delle diverse fonti di generazione non è però uniforme in tutta l’Unione europea. La Bce mette in evidenza notevoli differenze tra i singoli mercati nazionali.

Un caso particolarmente significativo è quello della Spagna, dove la produzione elettrica da rinnovabili raggiunge una quota elevata. Parallelamente, è diminuito il numero di ore nelle quali il prezzo dell’elettricità viene determinato direttamente dal costo del gas.

In Francia, invece, il ruolo centrale è svolto soprattutto dal nucleare, che in molte occasioni rappresenta il principale riferimento nella formazione dei prezzi elettrici.

L’Italia mantiene una situazione differente: il gas continua a incidere frequentemente sulla formazione del prezzo dell’elettricità all’ingrosso. Questo rende il mercato italiano particolarmente sensibile alle oscillazioni delle quotazioni del combustibile.

Tasse e oneri incidono sul prezzo finale

Per comprendere quanto le variazioni dei mercati all’ingrosso arrivino effettivamente alle famiglie e alle imprese bisogna considerare anche la composizione delle bollette.

Nel 2025, secondo i dati richiamati dalla Bce, imposte e oneri rappresentavano mediamente il 31% del prezzo finale del gas e il 27% di quello dell’elettricità nell’Unione europea.

Anche le modalità con cui gli operatori acquistano l’energia possono modificare sensibilmente l’impatto delle variazioni dei prezzi all’ingrosso.

I fornitori che acquistano gas ed elettricità con largo anticipo attraverso contratti sui mercati futures e, contemporaneamente, propongono ai clienti contratti di durata pluriennale, possono infatti assorbire più facilmente gli effetti di un aumento temporaneo dei prezzi all’ingrosso.

In questi casi, un picco di breve durata sui mercati energetici può tradursi in una variazione molto più limitata per il consumatore finale.

Bollette più sensibili alle variazioni del mercato

Un altro elemento riguarda l’evoluzione dei mercati retail dell’energia, progressivamente liberalizzati in diversi Paesi europei, Italia compresa.

La maggiore varietà delle offerte ha favorito la diffusione di contratti a prezzo fisso di durata più breve e di formule con componenti variabili. Queste ultime sono spesso maggiormente collegate all’andamento dei prezzi all’ingrosso.

Il risultato è una maggiore frequenza nell’aggiornamento delle tariffe applicate ai consumatori. Le oscillazioni del mercato possono quindi raggiungere le bollette più rapidamente rispetto al passato.

Un’indagine realizzata nel 2026 tra le banche centrali dell’area euro ha analizzato proprio questo fenomeno, cercando di misurare il tempo necessario affinché una variazione dei prezzi all’ingrosso si rifletta sull’inflazione al consumo, rilevata attraverso l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca).

Dal gas alle bollette in pochi mesi

Secondo l’analisi della Bce, il trasferimento delle variazioni del prezzo all’ingrosso del gas verso i prezzi finali è oggi sensibilmente più rapido rispetto al 2022.

In oltre metà dei Paesi dell’area euro, l’effetto arriva sulle tariffe dei consumatori entro uno-tre mesi. Quattro anni fa, invece, in circa il 40% dei Paesi dell’Unione il passaggio dai prezzi all’ingrosso a quelli al dettaglio richiedeva 13-24 mesi. Oggi questa situazione interessa soltanto il 5% dei Paesi considerati.

Per l’elettricità il quadro è più diversificato. I tempi di trasmissione delle variazioni dei prezzi all’ingrosso possono andare da meno di un mese fino a circa due anni, a seconda del mercato e delle caratteristiche dei contratti. Nel complesso, tuttavia, la situazione risulta comparabile a quella osservata nel 2022.

Mercati energetici ancora esposti alla volatilità

La maggiore presenza delle rinnovabili ha dunque contribuito a ridurre, nella prima metà del 2026, l’impatto dei rincari del gas sulla componente all’ingrosso dell’elettricità. La sensibilità dei diversi Paesi rimane però fortemente legata alla composizione del mix energetico e alle caratteristiche dei rispettivi mercati.

La Bce sottolinea inoltre che le prospettive restano condizionate da diversi fattori. Le conseguenze del conflitto in Medio Oriente continuano a influenzare domanda e offerta di energia, mentre gli eventi meteorologici estremi verificatisi durante l’estate possono modificare ulteriormente la produzione e i consumi.

Per questo motivo, secondo la banca centrale, l’andamento dei prezzi energetici all’ingrosso deve essere seguito con attenzione. La velocità con cui le variazioni arrivano ai consumatori rappresenta infatti un elemento importante della volatilità di breve periodo dell’inflazione misurata attraverso l’Ipca.

 

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