Emissioni di gas, dopo sentenza in Olanda anche in Italia parte causa contro lo Stato

La sentenza viene pronunciata in streaming dalla Corte Suprema dell’Olanda, ed è di per sé una modalità rivoluzionaria: con essa si indica che il governo olandese ha l’obbligo di ridurre entro la fine del 2020 le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 25% rispetto al 1990 e quindi deve prendere le misure opportune e appropriate per raggiungere questo obiettivo.

La mancata assunzione di responsabilità del governo olandese nel far fronte alla crisi climatica, secondo la più alta corte olandese dell’Aja, è una violazione degli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Sono gli articoli che tutelano il diritto alla vita e al benessere delle persone, diritti universali, inviolabili.

Dopo una battaglia legale durata sette anni, portata avanti da Urgenda, un’associazione ambientalista olandese, si è infine arrivati al verdetto finale che costringe il governo olandese a far fronte alla crisi climatica. «Questa sentenza restituisce speranza ai cittadini che sull’emergenza climatica sono frustrati dall’inazione della politica», ha commentato Dennis Van Berkel uno degli avvocati di Urgenda.

Questa sentenza definitiva sposta la questione della riduzione emissioni di CO2 su un piano completamente nuovo, quello legale. Se l’accordo di Parigi non costringe gli stati a ridurre le emissioni per contenere la temperatura media globale a 1,5°C, ora la società civile può pensare di ricorrere ai tribunali per mettere pressione ai governi al fine di attuare dei piani clima nazionali previsti da Parigi e che dal 2020 dovranno essere rafforzati.

Quanto accaduto in Olanda viene subito cavalcato in Italia: a marzo infatti sarà presentata la prima causa contro lo Stato portata avanti da un network di associazioni e movimenti, riuniti sotto il nome (evocativo!) di Giudizio Universale. «Chiederemo allo Stato Italiano di attuare misure più stringenti per rispondere ai cambiamenti climatici e invertire il processo: se non ci pensiamo noi, nessuno lo farà al posto nostro. Le notizie provenienti dall’Aja fanno ben sperare», spiega Cecilia Erba, portavoce della campagna Giudizio Universale durante un’intervista svoltasi alla recente COP25 di Madrid (la conferenza Onu sul clima).

«L’obiettivo della causa è far riconoscere il legame che c’è tra i diritti umani e la violazione dei diritti umani e gli impatti dei cambiamenti climatici», continua Erba.

La campagna Giudizio Universale è promossa attualmente da circa cento realtà ambientaliste. Una compagine composta anche da tanti movimenti localisti, tra cui anche i  NoTap.

 

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