Ci sono poi gli ossidi di azoto, “la cui origine è legata alla combustione ad alta temperatura, come quella che avviene nei motori delle auto, e che possono portare alla produzione di inquinanti secondari come biossido di azoto, il più temuto perché irritante per l’apparato respiratorio. Gli ossidi di azoto contribuiscono anche alla formazione delle piogge acide e hanno conseguenze importanti sugli ecosistemi acquatici e terrestri”. Infine, “l’ammoniaca, un gas dall’odore pungente, irritante e tossico, che contribuisce alla formazione di particolato secondario e che si genera principalmente dalle attività agricole, ma non solo”.
Ma cosa si può fare per arginare questo fenomeno? “L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni in atmosfera e, dove non è più possibile ridurre, applicare strumenti di adattamento e compensazione – spiega Altroconsumo – Le azioni di riduzione dell’inquinamento possono essere individuali o collettive: decidere di rinunciare all’automobile privata per spostarsi coi mezzi pubblici è una scelta individuale, che però può essere percorsa solo se i mezzi pubblici sono disponibili (il che, invece, è una scelta politica). Inoltre, l’impatto di una singola persona che sceglie di spostarsi in bici è decisamente minore rispetto a quello di una città che viene ripensata a misura di persona anziché a misura di automobile, oppure rispetto a quello di un’azienda dell’automotive che decidesse di convertire la propria produzione a veicoli con minore impatto ambientale”.
Se si decidesse infine di “sostituire il proprio camino con una stufa a pellet di ultima generazione o con un impianto di riscaldamento solare termico, si ridurrebbe sicuramente il proprio impatto individuale; tuttavia, la qualità dell’aria non migliorerebbe significativamente a meno che il passaggio a fonti energetiche più pulite non fosse fatto a livello di collettività, ad esempio grazie alla creazione di una comunità energetica”.