Confagricoltura, si all’agrofotovoltaico purché gestito da un fondo pubblico

Confagricoltura apre all’agrofotovoltaico non solo sui tetti, ma anche sui campi: purché a gestirlo sia un fondo pubblico. Lo ha detto il presidente dell’associazione, Massimiliano Giansanti, in apertura dell’assemblea annuale della Confagricoltura, che si è svolta a Roma il 16 dicembre: «Io credo in un giusto mix tra il fotovoltaico sui tetti e quello a suolo.” – ha dichiarato Giansanti – “Oggi ci sono campi in Italia che hanno scarsa capacità produttiva, e sarebbero comunque abbandonati: perché dunque non usarli per produrre energia elettrica rinnovabile? Certo, in passato abbiamo visto speculazioni che non vorremo più rivivere, per questo ci vuole un fondo pubblico dove gli agricoltori potranno accedere alla finanziarizzazione dell’impianto che andranno a realizzare: si fa una raccolta presso gli investitori istituzionali, si dà un ritorno sull’investimento fatto e gli agricoltori saranno gli unici proprietari e gli unici chiamati a farlo. È importante trovare nel Recovery Plan questa visione».

All’assemblea la confederazione ha presentato anche Hubfarm, il progetto realizzato in collaborazione con Microsoft e Reale Mutua per la promozione dell’innovazione in agricoltura a 360 gradi, dai big ai droni, dai sensori ai satelliti

«L’agricoltura deve spingere sull’innovazione più di altri comparti perché ha in mano un pezzo di ambiente che altri non controllano.” – ha dichiarato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervenendo all’assemblea nazionale di Confagricoltura -. “Abbiamo il dovere di fare la transizione ecologica il più velocemente possibile perché non possiamo permetterci la catastrofe climatica, ma anche con la giusta lentezza perché non possiamo permetterci la catastrofe sociale, per non fare danni irreversibili a coloro che già lavorano». Per il futuro, ha aggiunto il ministro, l’agricoltura avrà anche bisogno di nuove professionalità: «Occorre sempre più interdisciplinarietà: da un lato agricoltori che sanno di digitale e intelligenza artificiale, dall’altro esperti digitale che sanno cosa chiedono i campi. E se colleghiamo la tracciabilità dei prodotti agroalimentari a data base, algoritmi e intelligenza artificiale, otterremo informazioni utili per previsioni a lungo termine e geolocalizzate».

 

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