La crescita delle energie rinnovabili sta cambiando anche la scala dei sistemi utilizzati per accumulare energia. Se fino a pochi anni fa un BESS da alcune centinaia di megawattora poteva essere considerato un progetto di grandi dimensioni, oggi nel mondo sono operativi impianti nell’ordine dei gigawattora.
Una trasformazione che sta accelerando rapidamente. Nel solo giugno 2026 sono entrati in esercizio a livello globale circa 9,1 GW di nuovi sistemi BESS utility-scale, per una capacità complessiva di 33,5 GWh.
Ma quali sono oggi alcuni dei più grandi sistemi di accumulo a batteria effettivamente realizzati o entrati in funzione?
Cina: la nuova frontiera arriva a 4 GWh
Uno dei progetti che meglio rappresenta il cambio di scala arriva dalla Mongolia Interna, in Cina.
Nell’agosto 2026 è stato collegato alla rete un nuovo sistema di accumulo basato su batterie LFP con una potenza di 1 GW e una capacità di 4 GWh.
Numeri già considerevoli, ai quali si aggiunge un altro elemento tecnologicamente significativo: si tratta di un sistema grid-forming.
A differenza degli inverter grid-following tradizionali, questa tecnologia permette al sistema di contribuire attivamente alla formazione dei riferimenti di tensione e frequenza della rete.
Il BESS non svolge quindi solamente la funzione di “serbatoio” dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, ma diventa parte attiva nella stabilizzazione del sistema elettrico.
India: 3,37 GWh nel gigantesco polo rinnovabile di Khavda
Tra i maggiori progetti entrati in esercizio nel 2026 figura anche quello sviluppato da Adani Green Energy a Khavda, nello Stato indiano del Gujarat.
A maggio la società ha comunicato di aver raggiunto una capacità BESS operativa complessiva di 3,37 GWh nello stesso sito.
Il progetto fa parte del gigantesco sviluppo rinnovabile di Khavda e rappresenta uno degli esempi più significativi dell’integrazione tra produzione da fonti rinnovabili e accumulo su grandissima scala.
L’obiettivo non è semplicemente immagazzinare l’energia prodotta durante le ore di maggiore disponibilità, ma renderla utilizzabile quando la domanda della rete aumenta o la produzione rinnovabile diminuisce.
Edwards & Sanborn: oltre 3,2 GWh nel deserto californiano
Negli Stati Uniti uno dei riferimenti rimane Edwards & Sanborn, in California.
Il progetto integra un grande parco fotovoltaico con 3.287 MWh di capacità di accumulo.
La sua realizzazione ha rappresentato uno dei passaggi simbolici nella crescita dello storage utility-scale statunitense: fotovoltaico e batterie vengono concepiti come parti di un’unica infrastruttura energetica, capace di produrre energia durante il giorno e spostarne la disponibilità nelle ore successive.
Una configurazione destinata a diventare sempre più comune nei grandi impianti rinnovabili.
Australia: Waratah arriva a 1,68 GWh
Anche l’Australia sta investendo fortemente nei sistemi di accumulo di grandi dimensioni.
Uno degli esempi più importanti è la Waratah Super Battery, nel New South Wales.
Il progetto è dimensionato per raggiungere 850 MW di potenza e 1.680 MWh di capacità.
Nel giugno 2026 il sistema risultava operativo a 700 MW, pari a circa l’82% della potenza nominale, mentre aveva già raggiunto l’intera capacità energetica prevista di 1.680 MWh.
Waratah è particolarmente interessante perché mostra un’altra possibile funzione dei grandi BESS.
Il sistema è stato infatti progettato anche come una sorta di “ammortizzatore” della rete elettrica: può reagire rapidamente agli eventi critici e contribuire alla sicurezza del sistema di trasmissione che alimenta alcune delle aree più popolose del New South Wales.
Cile: 1,3 GWh e oltre sei ore di accumulo
La dimensione di un BESS, però, non si misura solamente attraverso la sua potenza.
Un parametro sempre più importante è la durata, cioè per quanto tempo il sistema può erogare energia alla propria potenza prevista.
Un esempio arriva dal Cile con l’impianto ibrido Víctor Jara, che integra 231 MW di fotovoltaico con un BESS da 200 MW / 1,3 GWh.
Il rapporto tra potenza e capacità permette al sistema di fornire energia per circa 6,5 ore.
Una durata particolarmente elevata per un impianto utility-scale e indicativa dell’evoluzione del mercato: i BESS stanno progressivamente passando dai sistemi da una o due ore utilizzati principalmente per i servizi di rete a infrastrutture capaci di trasferire grandi quantità di energia da una parte all’altra della giornata.
Dai megawatt ai gigawattora
Il confronto tra questi progetti racconta soprattutto quanto velocemente stia cambiando il settore.
La nuova generazione di BESS non nasce più esclusivamente per compensare variazioni della rete per pochi minuti.
Gli impianti più recenti possono immagazzinare diversi gigawattora di energia, integrarsi con grandi parchi fotovoltaici ed eolici e intervenire in pochi istanti quando il sistema elettrico ne ha bisogno.
Parallelamente stanno aumentando anche le durate.
Il risultato è una progressiva trasformazione del ruolo dello storage: da tecnologia di supporto a vera infrastruttura della rete elettrica.
E i progetti già operativi rappresentano probabilmente soltanto l’inizio.
In diversi Paesi sono infatti in costruzione sistemi ancora più grandi. Il solo Cile, ad esempio, aveva a luglio 2026 circa 4,7 GW / 19,2 GWh di sistemi di accumulo a batteria in costruzione, ai quali si aggiungevano ulteriori progetti in fase di test.
La corsa al BESS più grande del mondo, quindi, potrebbe avere un nuovo vincitore molto presto.




