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Rinnovabili: il margine accumulato protegge il target 2026, ma dal 2027 la corsa si fa più difficile

Il rallentamento delle installazioni non mette ancora a rischio l’obiettivo italiano sulle rinnovabili per il 2026, ma riduce sensibilmente il margine di sicurezza costruito negli anni precedenti. È questa, in sintesi, la fotografia che emerge dall’analisi dell’Osservatorio FER di ANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche), elaborata sui dati messi a disposizione da Terna.

Alla fine del 2025 l’Italia disponeva di un vantaggio di circa 1,6 GW rispetto alla traiettoria prevista dal burden sharing per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Un margine maturato grazie alle nuove installazioni realizzate tra il 2021 e il 2025 e che oggi può contribuire a compensare la frenata registrata dal mercato.

Nel primo semestre del 2026 sono stati aggiunti complessivamente circa 3,4 GW di nuova capacità rinnovabile: 2.918 MW derivano da nuove installazioni, mentre altri 550 MW sono riconducibili a interventi di repowering. Considerando anche il vantaggio accumulato alla fine dello scorso anno, il progresso complessivo raggiunge quindi circa 5 GW.

Per il 2026 il traguardo fissato dal burden sharing è di 8,3 GW. Per raggiungerlo entro la fine dell’anno occorrerà quindi aggiungere altri 3,3 GW nei prossimi sei mesi, un quantitativo pressoché equivalente a quello installato nella prima parte dell’anno.

L’obiettivo, dunque, rimane alla portata. Il problema è che il suo raggiungimento comporterebbe l’utilizzo quasi integrale del vantaggio accumulato in precedenza. Il “tesoretto” da 1,6 GW rischia infatti di essere completamente assorbito, lasciando il sistema senza quel cuscinetto che finora ha consentito di compensare eventuali rallentamenti.

Dal 2027 gli obiettivi diventano più impegnativi

La questione assume un peso ancora maggiore se si guarda oltre il 2026. La traiettoria prevista dal burden sharing stabilisce infatti un aumento progressivo dei target: 10 GW nel 2027, 11 GW nel 2028, 13 GW nel 2029 e 15 GW nel 2030.

In altre parole, l’Italia potrebbe riuscire a rispettare il traguardo di quest’anno facendo affidamento anche sulla capacità installata negli anni precedenti, ma si troverebbe successivamente a dover aumentare in modo deciso il ritmo delle nuove installazioni, senza più poter contare sul margine accumulato.

Per Andrea Cristini, presidente di ANIE Rinnovabili, gli ultimi due anni hanno evidenziato le difficoltà di un comparto alle prese con un quadro regolatorio in continua evoluzione. Secondo Cristini, i cambiamenti normativi e regolatori hanno coinvolto tutte le principali tecnologie e segmenti di mercato, aumentando l’incertezza e il rischio percepito dagli operatori e frenando gli investimenti.

La conseguenza, sostiene ANIE Rinnovabili, è anche una perdita di competitività rispetto ad altri grandi Paesi manifatturieri europei. L’associazione chiede quindi alle istituzioni di intervenire per rendere più stabile e prevedibile il quadro nel quale le imprese devono programmare i propri investimenti.

Tra le principali criticità viene indicato il tema delle autorizzazioni, considerato uno dei maggiori freni allo sviluppo dei nuovi impianti. ANIE sollecita inoltre lo sblocco, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dei pareri di valutazione di impatto ambientale relativi a 13 GW di progetti attualmente sottoposti alla sua valutazione.

L’associazione chiede infine che nei prossimi quattro anni vengano garantiti strumenti di policy e regole sufficientemente stabili da consentire alle imprese di pianificare gli investimenti con maggiore certezza.

Quasi 86 GW di rinnovabili già installati

Nel complesso, il parco italiano delle fonti rinnovabili ha raggiunto una potenza di circa 86 GW. Il solare rappresenta la quota maggiore, con il 39% della capacità complessiva, seguito dall’idroelettrico con il 27%, dall’eolico con il 19%, dalle bioenergie con l’11% e dal geotermoelettrico con il 4%.

Per arrivare al target fissato al 2030, pari a 131 GW, sarà necessario aggiungere circa 44 GW in poco più di quattro anni. Un risultato che richiederà un’accelerazione significativa rispetto ai ritmi attuali.

A rendere più complesso il percorso contribuiscono soprattutto i tempi degli iter autorizzativi, spesso molto superiori a quelli previsti dalla normativa, ma anche la prevista revisione del meccanismo di assegnazione della capacità di connessione. Rimane inoltre ancora incompleto il percorso di individuazione delle aree idonee, avviato ormai cinque anni fa.

Fotovoltaico sempre protagonista

I dati relativi ai primi sei mesi del 2026 mostrano un mercato ancora fortemente trainato dal fotovoltaico. Nel periodo sono stati connessi alla rete 83.791 nuovi impianti, per una potenza complessiva di 2.918 MW. Circa il 90% della nuova capacità installata è rappresentato dal solare.

Nel dettaglio, il fotovoltaico ha aggiunto 2.610,9 MW attraverso 83.732 impianti. L’eolico ha contribuito con 295,2 MW distribuiti su 21 impianti, mentre l’idroelettrico ha aggiunto 5,4 MW attraverso 16 nuovi impianti. Le bioenergie hanno registrato 7,4 MW attraverso 22 installazioni.

Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente restituisce però un quadro molto disomogeneo. Nel secondo trimestre il fotovoltaico ha segnato una crescita del 18%, mentre l’eolico è arretrato del 22% e l’idroelettrico addirittura del 73%. Le bioenergie hanno registrato un aumento del 94%, ma su volumi ridotti e caratterizzati da una forte variabilità.

Nel complesso, il comparto delle FER è cresciuto del 14% nel secondo trimestre 2026 dopo sei mesi consecutivi di contrazione. Il recupero non è però sufficiente a modificare in maniera sostanziale il bilancio degli ultimi dodici mesi, che mostra una crescita di appena l’1%, dopo la flessione registrata nel 2025.

Anche l’andamento del fotovoltaico varia sensibilmente a seconda del segmento. Il Residential continua a rallentare per il terzo anno consecutivo: nel secondo trimestre registra una diminuzione del 22% rispetto ai tre mesi precedenti e del 20% su base mobile.

Il segmento Commercial & Industrial appare invece più stabile, con una crescita dell’1% rispetto al trimestre precedente e dell’8% negli ultimi dodici mesi. L’Utility Scale arretra del 12% su base congiunturale, mentre il Large Utility Scale registra un balzo del 197% rispetto al primo trimestre. Il dato, tuttavia, risente del confronto con un trimestre precedente nel quale non erano state registrate grandi installazioni. Su base annua, la crescita del Large Utility Scale si attesta al 12%.

Nel complesso, il secondo trimestre ha portato a un incremento del 9% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, con 1.523 MW installati contro i 1.395 MW del primo trimestre.

Cresce la distanza tra le regioni

La distribuzione territoriale delle nuove installazioni continua a mostrare differenze marcate. Puglia, Sicilia e Lazio si confermano tra le aree più dinamiche, soprattutto grazie alla presenza di grandi impianti fotovoltaici ed eolici.

Lombardia e Veneto seguono invece un modello differente, caratterizzato da una maggiore diffusione di impianti fotovoltaici di piccola e media dimensione.

Il mercato italiano delle rinnovabili appare quindi sempre più polarizzato tra territori nei quali lo sviluppo è legato ai grandi progetti e regioni dove prevale la generazione distribuita.

Il quadro che emerge è quello di un settore che può ancora raggiungere il traguardo del 2026, ma che si trova davanti a una scelta decisiva: utilizzare il margine accumulato per compensare l’attuale rallentamento oppure creare rapidamente le condizioni per una crescita strutturale. Con obiettivi destinati ad aumentare fino al 2030, la seconda strada appare ormai necessaria per evitare che il vantaggio costruito negli anni precedenti si trasformi in un’occasione definitivamente esaurita.

 

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