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Data center in Cina: IA alimentata dalle rinnovabili

Pechino coordina nuovi hub di calcolo, grandi impianti eolici e fotovoltaici e sistemi di accumulo per sostenere la crescente domanda elettrica dell’intelligenza artificiale.

La crescita dell’intelligenza artificiale sta trasformando i data center in una delle nuove grandi voci della domanda elettrica mondiale. In Cina, l’espansione della capacità di calcolo viene affrontata cercando di coordinare fin dall’origine infrastrutture digitali, rete e nuova produzione energetica.

Il modello punta soprattutto sulle regioni occidentali e settentrionali, dove la disponibilità di spazio e di risorse eoliche e solari permette di avvicinare una parte della capacità di calcolo alle fonti di generazione. È la logica alla base della strategia nazionale East-to-West Computing, che integra la pianificazione delle infrastrutture digitali con quella energetica.

Data center vicino alle grandi risorse rinnovabili

Il principio è relativamente semplice: invece di concentrare tutta la nuova capacità di calcolo nelle grandi aree urbane e trasportare l’elettricità per lunghe distanze, una parte dei data center viene collocata nelle regioni dove le rinnovabili sono maggiormente disponibili.

Uno degli esempi più significativi si trova a Zhongwei, nella regione autonoma di Ningxia, dove nel 2026 è entrato in funzione un progetto progettato per fornire direttamente energia rinnovabile alle infrastrutture di calcolo.

La prima fase prevede 500 MW di fotovoltaico e 1,5 GW di eolico, per una potenza complessiva di 2 GW. L’impianto fotovoltaico è già operativo, mentre il completamento della componente eolica è previsto nel settembre 2026.

Il sistema utilizza un modello che combina fornitura fisica diretta e contratti bilaterali sul mercato elettrico. Quattro linee dedicate a 110 kV permettono di trasferire parte dell’elettricità rinnovabile direttamente verso le strutture di calcolo, mentre sistemi di accumulo contribuiscono a gestire la produzione in eccesso.

Una volta completata la prima fase, il progetto dovrebbe essere in grado di soddisfare circa 2,29 TWh di domanda elettrica all’anno del cloud hub di Zhongwei. È inoltre prevista una seconda fase che potrebbe portare l’intero complesso energetico a 4,6 GW.

La strategia East-to-West Computing

Questi progetti si inseriscono in una politica più ampia che punta a distribuire la capacità di calcolo cinese in funzione anche della disponibilità energetica.

Le regioni occidentali dispongono infatti di grandi risorse solari ed eoliche, terreni disponibili e, in alcune aree, condizioni climatiche favorevoli anche alla gestione termica dei data center.

Uno studio pubblicato nel 2026 su Frontiers in Energy Research evidenzia come gli hub occidentali analizzati presentino valori di PUE inferiori rispetto a quelli orientali e una maggiore integrazione delle rinnovabili. Lo stesso studio stima che il trasferimento di parte dei carichi computazionali verso le regioni occidentali possa ridurre del 25-40% le emissioni associate a ogni kWh utilizzato, pur con risultati fortemente dipendenti dal mix elettrico e dalla gestione temporale dei carichi.

Pechino mette insieme energia e intelligenza artificiale

Nel maggio 2026 quattro organismi governativi cinesi – National Energy Administration, National Development and Reform Commission, Ministry of Industry and Information Technology e National Data Administration – hanno presentato un nuovo piano per rafforzare il coordinamento tra intelligenza artificiale ed energia.

Il documento prevede 29 misure e stabilisce una serie di interventi che riguardano direttamente le infrastrutture di calcolo.

Tra le indicazioni figurano l’aumento della quota di elettricità verde utilizzata dai data center, il ricorso ai mercati dell’energia e dei certificati verdi, lo sviluppo delle connessioni dirette con gli impianti di produzione e la progressiva sostituzione dei generatori diesel di emergenza con soluzioni a minore intensità di carbonio.

Il piano prende inoltre in considerazione l’impiego di sistemi di accumulo grid-forming, tecnologie di raffreddamento più efficienti, recupero del calore e architetture di alimentazione ad alta efficienza. Entro il 2030 Pechino punta a rafforzare sensibilmente la capacità del sistema energetico di fornire energia pulita alle infrastrutture dedicate all’IA.

La domanda elettrica dei data center continuerà a salire

La necessità di intervenire sul lato energetico deriva dalle dimensioni che potrebbe assumere il settore.

Le stime non sono univoche. Lo studio pubblicato su Frontiers in Energy Research considera diversi scenari per il 2030: da 277 TWh in uno scenario caratterizzato da forti miglioramenti dell’efficienza fino a 600 TWh nello scenario di maggiore crescita dell’IA e minori progressi sul fronte dell’efficienza. Lo scenario centrale elaborato dagli autori arriva a circa 500 TWh.

L’incertezza è quindi elevata, ma la direzione appare chiara: l’espansione di IA, cloud computing e servizi digitali richiederà quantità crescenti di energia.

Per la Cina, tuttavia, questo nuovo carico si inserisce in un sistema elettrico che sta già aumentando rapidamente la capacità produttiva. Il piano energetico per il periodo 2026-2030 prevede che entro la fine del decennio eolico e fotovoltaico rappresentino complessivamente il 50% della capacità elettrica installata del Paese, mentre le fonti non fossili dovrebbero arrivare al 50% della produzione elettrica.

Il nodo resta l’integrazione tra calcolo, rete e produzione

La disponibilità di grandi quantità di energia rinnovabile non elimina tutte le difficoltà.

Solare ed eolico hanno una produzione variabile, mentre molti data center necessitano di un’alimentazione continua e altamente affidabile. Non tutti i carichi computazionali, inoltre, possono essere trasferiti verso strutture remote: applicazioni sensibili alla latenza devono rimanere relativamente vicine agli utenti.

Diventa quindi centrale la possibilità di distribuire geograficamente e temporalmente i workload. Le elaborazioni meno urgenti possono essere spostate verso aree o fasce orarie caratterizzate da maggiore disponibilità di energia rinnovabile, mentre i servizi in tempo reale richiedono infrastrutture più vicine ai principali centri di domanda.

È proprio questa integrazione tra produzione elettrica, accumulo, rete e gestione della capacità di calcolo a rendere particolarmente interessante l’esperimento cinese. Non si tratta soltanto di acquistare elettricità rinnovabile per alimentare i server, ma di pianificare insieme una parte della nuova infrastruttura energetica e digitale.

Per un settore nel quale il consumo elettrico rischia di diventare uno dei principali vincoli alla crescita, il modello offre un banco di prova su larga scala per capire quanto la futura espansione dell’IA possa essere coordinata direttamente con quella delle fonti rinnovabili.

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