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Legambiente: le Regioni ostacolano la transizione energetica

Sono soprattutto le Regioni a bloccare le rinnovabili in Italia, non autorizzando impianti che hanno già ricevuto il via libera dal governo. Un comportamento che vanifica le semplificazioni e gli sblocchi delle procedure adottate dai governi Draghi e Meloni nell’ultimo anno secondo quanto emerge dal rapporto di Legambiente “Scacco matto alle rinnovabili”, presentato alla fiera della transizione energetica K.EY a Rimini.

Nonostante le semplificazioni avviate e il potenziamento delle due Commissioni di valutazione Via-Vas presso il ministero dell’Ambiente, sono pochissime le autorizzazioni rilasciate dalle Regioni negli ultimi 4 anni. Nel 2022 solo l’1% dei progetti di impianti fotovoltaici ha ricevuto l’ok dagli enti locali maggiori. Si tratta del dato più basso degli ultimi 4 anni: nel 2019 a ricevere l’autorizzazione sono state il 41% delle istanze, per poi scendere al 19% nel 2020, al 9% nel 2021. Ancor peggio i dati dell’eolico on-shore, con una percentuale di autorizzazioni rilasciate nel 2019 del 6%, del 4% nel 2020, del 1% nel 2021, per arrivare allo 0% nel 2022.

Per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, Legambiente propone l’aggiornamento delle Linee Guida per l’autorizzazione dei nuovi impianti, ferme al 2010, e un Testo Unico che semplifichi gli iter di autorizzazione degli impianti, definisca in modo univoco ruoli e competenze dei vari organi dello Stato, dia tempi certi alle procedure. Centrale per Legambiente resta anche il dibattito pubblico sui progetti. “Al Governo Meloni torniamo a ribadire che il Paese non deve diventare l’hub del gas, ma quello delle rinnovabili. Se davvero si vuole contrastare la crisi climatica, accelerare la transizione ecologica e centrare gli obiettivi di decarbonizzazione indicati dall’Europa, l’Italia deve puntare con fermezza su rinnovabili, efficienza, autoproduzione, reti elettriche e accumuli” sottolinea il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani.

Sono 1.364 gli impianti in attesa di autorizzazione statale, il 76% distribuito tra Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Secondo Terna, nel 2022 sono stati installati nuovi impianti di rinnovabili per appena 3,035 Gigawatt, un aumento rispetto agli 0,8 Gw del 2021, ma ancora lontano dai 10 Gw all’anno che si dovrebbero installare per rispettare il taglio delle emissioni del 55% al 2030 previsto dal Piano europeo Fit for 55. Oltre alla lentezza degli iter autorizzativi e all’eccessiva burocrazia di Regioni e Soprintendenze ai beni culturali, a pesare sono anche i no delle amministrazioni comunali e le opposizioni locali dei comitati.

Campania e Calabria sono le uniche regioni del Mezzogiorno che hanno effettivamente sostenuto l’installazione di nuove rinnovabili. La prima è intervenuta sulla Legge Regionale 37 del 2018: grazie alla modifica apportata, è stato possibile riaprire una call per tutti i progetti che risultavano bloccati. La seconda ha disposto che i procedimenti di Autorizzazione Unica degli impianti da fonte rinnovabile e le procedure connesse saranno molto più agevoli.

 

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