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L’auto elettrica in Italia: leggero incremento nelle vendite nei primi 6 mesi dell’anno

Anche a giugno le immatricolazioni di auto elettriche in Italia crescono ma il ritmo resta molto debole rispetto agli altri grandi Paesi europei. Lo scorso mese sono state immatricolate infatti 6.156 auto full electric (+3% rispetto allo stesso mese del 2022), con il primo semestre che si è chiuso con un incremento del 31,9% a 32.684 unità. Anche in termini di quota di mercato la lentezza della crescita resta evidente. Nei primi 6 mesi dell’anno è infatti passata dal 3,6% al 3,9%.

“Di fronte a questi numeri è indispensabile aprire una riflessione seria e condivisa sulla modifica degli attuali strumenti incentivanti, che evidentemente non sono in grado di supportare il mercato delle auto elettriche come avviene negli altri Paesi competitor dell’Italia”, ha dichiarato il segretario generale di Motus-E, Francesco Naso. Una posizione in qualche modo condivisa anche da Alberto Stecca, founder e CEO di Silla Industries, start up di Padova specializzata nello sviluppo e nella produzione di soluzioni per la ricarica di veicoli a batteria secondo il quale “in Italia la mobilità elettrica cresce ancora in maniera vincolata agli incentivi” mentre “in altri stati ci sono incentivi che sono più misurati”, ha aggiunto.

In Germania il parco circolante elettrico ha superato la quota 1 milione di veicoli, con una quota di mercato per le BEV superiore al 15% ma situazioni analoghe si possono trovare anche in Francia e Regno Unito. In Italia permane invece un certo clima di sfiducia nei confronti dell’auto elettrica da parte dei consumatori – prezzi superiori a modelli analoghi con motori tradizionali, preoccupazioni legate all’autonomia dei veicoli o scarsità di punti di ricarica – ma anche dal mondo delle imprese automotive che denunciano i rischi di una conversione del sistema produttivo all’auto ricaricabile, soprattutto in termini di posti di lavoro e livelli produttivi.

“Proviamo a tornare indietro di qualche anno, ad esempio nel 2018. Come andava l’industria automotive in Italia a livello di generazione di posti di lavoro fino al 2018? Credo che la crisi del nostro indotto automotive venga da ben prima dell’elettrico – ha però fatto notare Stecca –. Quello che possiamo generare quando cerchiamo di abbracciare un cambiamento così epocale sicuramente è molto più allettante di quello che possiamo fare cercando di difendere quello che è consolidato perché non è difendibile e andrà sempre peggio”.

“Se ci fosse un buon dialogo tra tutto gli attori, dal livello istituzionale a quello aziendale e industriale, con un pochino di sinergia, in 12 anni altro che rinnovare la filiera, potremmo veramente posizionarci in maniera ottimale sul panorama mondiale – ha aggiunto –. Le persone si formano, le aziende possono investire per istruire nuovamente il personale come ha fatto Volkswagen in Germania in maniera massiccia ma come hanno fatto tutti anche in altri contesti. Il potenziale c’è”

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