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Electric Days, emissioni auto elettriche al centro di uno studio

Il documento che analizza le emissioni delle auto elettriche nell’intero ciclo di vita è  stato presentato agli Electric Days, evento tenutosi al MAXXI di Roma dal 21 al 23 aprile. Lo studio, il primo a livello internazionale e realizzato dalla Fondazione Caracciolo e dal Centro di ricerca CARe (Center for Automotive Research and Evolution) dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi, certifica quanto inquini un’auto elettrica a partire dalla sua fabbricazione fino alla rottamazione, per diverse tipologie di utilizzo e ricarica.

Risultato? Le elettriche – riporta un lancio dell’agenzia Ansa dedicato allo studio –  registrano emissioni fino a 29 volte più basse rispetto alle endotermiche. Lo studio, che porta il titolo di ‘Le variabili emissive dell’auto elettrica: ricarica, utilizzo e stili di guida’, risponde a tutta una serie di domande che indagano le reali emissioni di CO2  dei veicoli elettrici. La ricerca analizza l’impatto ambientale dell’auto elettrica valutando il suo intero ciclo di vita, prendendo in considerazione cicli reali di guida sul territorio nazionale di specifiche tipologie di utenza, dal manager aziendale con abitazione dotata di impianto fotovoltaico, al nucleo familiare che ricarica sul suolo pubblico.

Lo studio, illustrato dal professor Fabio Orecchini (direttore del CARe) evidenzia come tra i fattori di maggiore produzione di CO2 figurino l’estrazione dei materiali per la costruzione delle batterie e il mix energetico utilizzato per costruzione e assemblaggio del veicolo. Ad esempio, la Carbon Footprint di un veicolo costruito e assemblato in Cina supera di oltre il 35% quella dello stesso veicolo costruito e assemblato in Europa, a parità di tutti gli altri parametri di utilizzo.

Se poi le modalità di ricarica (domestica o pubblica, a bassa o alta potenza) incidono limitatamente sulla Carbon Footprint, le modalità di produzione e distribuzione dell’energia elettrica (da fonti rinnovabili o da fonti fossili) per la ricarica del veicolo incidono, invece, fortemente sull’impronta carbonica. A parità di tutti gli altri parametri, prelevando l’energia elettrica dalla rete si può avere una Carbon Footprint di circa 9 volte maggiore rispetto al prelievo da un impianto di produzione da fotovoltaico.

Come si evince dallo studio – ha commentato Francesco Ciro Scotto, Coordinatore studi e ricerche della Fondazione Caracciolo – è prioritario tenere ben distinti gli strumenti dagli obiettivi. Il grande obiettivo è la decarbonizzazione, mentre i processi di elettrificazione sono uno dei potenziali strumenti, che va valutato insieme ad altri altrettanto validi come motori ibridi, biocarburanti, veicoli di dimensioni ridotte“.

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