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La Cina frena la guerra dei prezzi nel fotovoltaico

Le autorità cinesi chiedono ai produttori di abbandonare la competizione basata esclusivamente sul ribasso dei prezzi e di puntare maggiormente sulla qualità. Nessun prezzo minimo obbligatorio, ma aumentano i controlli sul mercato.

La Cina prova a mettere un freno alla lunga guerra dei prezzi che da mesi caratterizza il settore fotovoltaico. L’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato (SAMR) ha infatti intensificato le attività di controllo invitando i produttori a interrompere le pratiche di concorrenza basate su ribassi eccessivi e a spostare l’attenzione sulla qualità dei prodotti.

L’iniziativa si inserisce nella strategia del governo cinese per contrastare quella che viene definita una concorrenza “involuzionistica”, ossia una corsa al ribasso dei prezzi che rischia di compromettere la sostenibilità economica dell’intera filiera.

Più controlli sui prezzi e sui costi

Il 31 luglio la SAMR ha convocato a Yancheng, nella provincia di Jiangsu, un incontro con i principali operatori del comparto fotovoltaico per verificare il rispetto della normativa sui prezzi.

Nel corso della riunione le aziende sono state invitate a rafforzare i sistemi interni di contabilità dei costi, adottare procedure di controllo sulla determinazione dei prezzi e verificare la conformità delle proprie politiche commerciali. Ai principali produttori è stato inoltre chiesto di assumere un ruolo guida nel favorire una concorrenza più equilibrata all’interno del settore.

Un nuovo modello comune per calcolare i costi

Parallelamente, l’Associazione cinese dell’industria fotovoltaica (CPIA) è stata incaricata di promuovere un nuovo standard volontario denominato “General Rules for the Cost Accounting Model of the Photovoltaic Industry”.

Pubblicato il 27 luglio con il supporto della SAMR e del Ministero dell’Industria e dell’Information Technology (MIIT), il documento introduce un modello uniforme per la contabilità dei costi lungo tutta la filiera del fotovoltaico, dal polisilicio ai wafer, fino alle celle e ai moduli.

L’obiettivo è quello di superare una criticità che da tempo rende difficili i controlli: l’utilizzo di metodi contabili differenti da parte delle aziende, che rende complesso stabilire se i prezzi di vendita coprano realmente i costi di produzione.

Un sistema di calcolo condiviso dovrebbe quindi fornire alle autorità uno strumento più efficace per valutare eventuali pratiche di dumping e altre violazioni delle norme sui prezzi.

Nessun prezzo minimo imposto

Nonostante le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, le autorità cinesi non hanno introdotto alcun prezzo minimo obbligatorio per la vendita dei prodotti fotovoltaici.

La SAMR ha precisato che continuerà a monitorare il mercato attraverso strumenti di vigilanza come richiami alla conformità, incontri con le aziende e linee guida amministrative.

Le imprese che dovessero continuare ad adottare comportamenti ritenuti gravemente lesivi dell’equilibrio del mercato, ignorando gli avvertimenti ricevuti, potranno essere soggette a provvedimenti formali.

Reazione immediata dei mercati

L’annuncio ha avuto effetti immediati sul mercato.

Secondo diverse fonti, alcuni produttori di polisilicio hanno sospeso temporaneamente le quotazioni e ritirato dal mercato parte del materiale venduto ai prezzi più bassi.

Il 3 agosto il contratto future sul polisilicio più scambiato alla Borsa Futures di Guangzhou ha registrato il massimo rialzo consentito in una singola seduta, chiudendo con un incremento dell’8,99% a 35.890 yuan per tonnellata (circa 5.290 dollari).

Anche il mercato azionario ha reagito positivamente, con diversi produttori cinesi di moduli fotovoltaici in forte crescita. Tra questi, Tongwei e Flat Glass hanno raggiunto il limite massimo giornaliero consentito alla Borsa di Shanghai.

Restano gli squilibri del settore

Nonostante la reazione positiva dei mercati finanziari, i problemi strutturali del comparto rimangono.

L’offerta di polisilicio continua infatti a crescere, mentre le scorte restano elevate e la domanda proveniente dai produttori di wafer e dai progetti a valle non mostra ancora segnali di ripresa significativi.

Nei giorni successivi all’incontro si sono inoltre diffuse indiscrezioni sull’eventuale introduzione di prezzi minimi o prezzi di riferimento per gli appalti pubblici. Al momento, tuttavia, né la SAMR né il MIIT o altri organismi governativi hanno confermato l’adozione di misure di questo tipo.

Un equilibrio ancora da trovare

Un eventuale rialzo dei prezzi potrebbe contribuire a ristabilire condizioni di concorrenza più sostenibili per i produttori cinesi, riducendo la pressione economica su molte aziende del settore.

D’altra parte, un aumento dei costi dei moduli e delle materie prime potrebbe incidere sulla redditività dei nuovi impianti, soprattutto per le grandi utility statali cinesi, con il rischio di rallentare parte degli investimenti nel fotovoltaico.

Il percorso individuato dalle autorità sembra quindi orientato più verso una regolazione delle dinamiche di mercato che verso un intervento diretto sui prezzi, nel tentativo di trovare un equilibrio tra sostenibilità industriale e crescita del settore.

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