Il prossimo grande salto del fotovoltaico potrebbe non avvenire sulla Terra, ma nello spazio. Il Department of Energy (DOE) degli Stati Uniti, attraverso l’Office of Critical Minerals and Energy Innovation, ha annunciato un finanziamento da 12 milioni di dollari destinato ad accelerare la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie fotovoltaiche per applicazioni spaziali.
L’iniziativa, annunciata il 31 agosto 2026, punta non soltanto a migliorare le prestazioni delle celle solari utilizzate nello spazio, ma anche a sviluppare capacità produttive nazionali in grado di sostenere la crescita di un mercato considerato strategico per l’energia e per il settore aerospaziale.
«La prossima frontiera della generazione di energia solare è lo spazio», ha dichiarato Audrey Robertson, Assistant Secretary of Energy.
Perché produrre energia solare nello spazio
Il fotovoltaico spaziale presenta una caratteristica fondamentale rispetto agli impianti terrestri: può produrre energia con una continuità molto maggiore.
Sulla Terra, la produzione degli impianti solari è inevitabilmente condizionata dall’alternanza tra giorno e notte e dalle condizioni atmosferiche. In orbita, invece, i pannelli possono essere esposti alla radiazione solare per periodi molto più lunghi e, in determinate configurazioni orbitali, arrivare a fornire energia quasi continuamente.
Questa caratteristica potrebbe diventare particolarmente importante con la crescita dell’economia spaziale. Satelliti, stazioni orbitanti, sistemi di comunicazione e future infrastrutture nello spazio avranno infatti bisogno di quantità crescenti di energia affidabile.
Il DOE considera inoltre il fotovoltaico spaziale una tecnologia potenzialmente rilevante anche per la sicurezza nazionale e la competitività industriale degli Stati Uniti.
Due linee di ricerca: celle più efficienti e produzione su larga scala
Il programma, denominato Space Photovoltaics (PV) Research and Development Partnership Intermediary Agreement, è strutturato attorno a due principali aree di intervento.
La prima riguarda l’innovazione delle celle di nuova generazione. I progetti selezionati dovranno sviluppare celle fotovoltaiche spaziali caratterizzate da prestazioni elevate, costi più contenuti e maggiore resistenza alle condizioni estreme dell’ambiente spaziale. La ricerca si concentrerà inizialmente soprattutto sulle attività di laboratorio.
La seconda area è dedicata alla produzione rapida e alla dimostrazione tecnologica. In questo caso l’obiettivo è portare avanti processi produttivi innovativi e potenzialmente ad alto volume, arrivando alla realizzazione di prototipi di moduli fotovoltaici la cui efficienza e affidabilità possano essere validate da soggetti terzi in ambienti spaziali o near-space.
Il programma potrà finanziare progetti della durata massima di tre anni.
Finanziamenti fino a 2 milioni di dollari per progetto
L’iniziativa si rivolge a un’ampia platea di soggetti, tra cui università, laboratori di ricerca industriali e aziende impegnate nello sviluppo di tecnologie fotovoltaiche avanzate per lo spazio.
Sono inoltre incoraggiati a partecipare i team industriali che stanno sviluppando soluzioni prossime alla commercializzazione, con impianti pilota, collaborazioni per le attività di test e la capacità di portare prototipi o pannelli in orbita.
Gli importi massimi previsti sono:
- fino a 1,5 milioni di dollari per i progetti dedicati alle celle di nuova generazione;
- fino a 2 milioni di dollari per i progetti dedicati alla produzione e alla dimostrazione dei moduli.
La gestione dell’iniziativa è affidata a TechWerx, in collaborazione con il Department of Energy, nell’ambito di un Partnership Intermediary Agreement promosso dall’Office of Technology Commercialization del DOE.
Una tecnologia con radici nella storia dello spazio americano
L’interesse degli Stati Uniti per il fotovoltaico spaziale non nasce oggi. Il Paese ha avuto un ruolo pionieristico nello sviluppo delle celle solari destinate ai veicoli spaziali.
Nel marzo 1958, gli Stati Uniti lanciarono il primo satellite alimentato a energia solare, segnando una tappa fondamentale nella storia della tecnologia spaziale.
Quasi sette decenni dopo, Washington punta a trasformare quella leadership storica in un nuovo vantaggio industriale. La differenza, questa volta, è rappresentata dalla prospettiva di un mercato spaziale molto più ampio, nel quale la disponibilità di energia potrebbe diventare uno dei principali fattori limitanti.
Dal laboratorio alla produzione industriale
Il vero obiettivo del programma non sembra essere soltanto ottenere celle solari più efficienti. Il DOE vuole infatti intervenire anche sulla capacità di produzione, cercando di ridurre il divario tra ricerca di laboratorio e applicazione commerciale.
Per il fotovoltaico destinato allo spazio, la sfida è particolarmente complessa: i pannelli devono funzionare in condizioni molto diverse da quelle terrestri e devono essere progettati per resistere a radiazioni, variazioni estreme di temperatura e altri fattori ambientali tipici delle missioni spaziali.
Rendere queste tecnologie più economiche e scalabili potrebbe quindi essere decisivo per consentire una loro diffusione più ampia.
Le prossime scadenze
Le candidature dovranno invece essere presentate entro le 23:59 Eastern Time dell’8 ottobre 2026.
Con questo investimento, gli Stati Uniti cercano dunque di anticipare una possibile nuova fase dell’economia spaziale: non limitarsi a portare tecnologie energetiche nello spazio, ma costruire una vera filiera industriale nazionale dedicata al fotovoltaico orbitale.
Se il programma riuscirà a trasformare la ricerca in prodotti competitivi e facilmente scalabili, i 12 milioni di dollari annunciati dal DOE potrebbero rappresentare non tanto un semplice finanziamento alla ricerca, quanto un primo passo verso un nuovo mercato energetico ad alta tecnologia.
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