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DDL caccia: ambientalisti e mondo scientifico in allarme

L’approvazione al Senato del Disegno di Legge AS 1552 sulla caccia, che da domani sarà discusso alla Camera, apre un nuovo fronte di scontro sul rapporto tra tutela ambientale, conservazione della biodiversità e gestione del territorio. Secondo le principali associazioni ambientaliste e diversi rappresentanti della comunità scientifica, il provvedimento avrà conseguenze rilevanti sugli ecosistemi e sul patrimonio naturale del Paese.

La discussione va infatti oltre la sola disciplina venatoria. In gioco, sostengono le organizzazioni ambientaliste, c’è il modello stesso di rapporto tra uomo e ambiente che il Paese intende adottare.

Per Greenpeace esiste una visione in cui l’ambiente rischia di essere considerato un ostacolo da superare, una risorsa da sfruttare o uno spazio da mettere a disposizione di interessi specifici. Una lettura che, se applicata alla gestione della fauna e degli habitat naturali, potrebbe modificare profondamente l’equilibrio tra conservazione e utilizzo del territorio.

Anche Legambiente critica il provvedimento. Secondo l’associazione, il costo della riforma ricadrebbe non soltanto sugli animali selvatici, ma anche sui cittadini che rischierebbero di vedere limitato il proprio diritto a vivere e frequentare gli spazi naturali in sicurezza.

Duro, come prevedibile, il giudizio delle associazioni a difesa degli animali. Massimo Vitturi della LAV (Lega Anti Vivisezione) ha dichiarato: “Il voto al Senato è sicuramente una sconfitta dei valori che stanno alla base della convivenza pacifica con gli animali selvatici, a favore dell’arroganza della lobby politica filo-venatoria, che però non ci fa arretrare di un millimetro. Ci dona invece ancora più forza per sostenere le nostre argomentazioni a tutela degli animali selvatici e dell’ambiente, che porteremo all’attenzione dei cittadini e della politica nel prossimo passaggio alla Camera per resistere a questo vergognoso attacco che non ha nulla a che vedere con la prevenzione dei danni e degli incidenti attribuiti agli animali selvatici”.

I rischi per la biodiversità

Le preoccupazioni non arrivano soltanto dalle associazioni ambientaliste. Il mondo scientifico italiano ha lanciato un segnale di forte allarme: diverse organizzazioni scientifiche hanno sottoscritto una lettera indirizzata alle più alte cariche dello Stato evidenziando i rischi che la riforma potrebbe comportare per la biodiversità, per il rispetto delle normative europee e per il ruolo della ricerca scientifica nei processi decisionali.

Tra i firmatari ci sono Carlo Blasi, presidente Fondazione per la Flora Italiana; Marco Alberto Bologna, presidente della Società Entomologica Italiana e presidente del Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia; Rita Cervo, presidente Società Italiana di Etologia; Elisa Anna Fano, presidente Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente; Barbara Rosa Ines Manachini, presidente Società Italiana di Nematologia; Antonella Penna, presidente Società Italiana Biologia Marina; Lorenzo Peruzzi, presidente Società Italiana di Biogeografia; Maurizio Sarà, presidente Centro Italiano Studi Ornitologici; Luca Sineo, presidente Società Italiana di Antropologia ed Etnologia; Marco Zuffi, presidente Societas Herpetologica Italica; Romeo Di Pietro, presidente della Società Italiana Scienze della Vegetazione, e Biagio D’Aniello, presidente Unione Zoologica Italiana.

Tra gli aspetti che destano maggiore preoccupazione c’è l’impatto sugli ecosistemi naturali, già messi sotto pressione da crisi climatica, consumo di suolo e frammentazione degli habitat. L’Italia custodisce uno dei patrimoni naturalistici più ricchi d’Europa, con migliaia di specie animali e vegetali distribuite tra montagne, zone umide, boschi e ambienti costieri. Intervenire sulle regole che disciplinano la protezione della fauna selvatica significa agire su un equilibrio delicato, in cui anche modifiche apparentemente limitate possono produrre effetti a catena.

La dispersione di piombo nell’ambiente

Il tema riguarda inoltre la qualità ambientale dei territori. Uno dei nodi più discussi è quello legato all’utilizzo delle munizioni contenenti piombo. A livello europeo, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha stimato che il mantenimento degli attuali livelli di rilascio da munizioni contenenti piombo potrebbe determinare, nei prossimi decenni, la dispersione nell’ambiente di centinaia di migliaia di tonnellate di questo metallo pesante. Il piombo rappresenta infatti una sostanza tossica in grado di contaminare suolo, acqua e fauna selvatica, con conseguenze che possono estendersi lungo l’intera catena alimentare.

Gli aspetti costituzionali

Sul piano costituzionale il dibattito assume una dimensione ancora più ampia. L’articolo 9 della Costituzione italiana, modificato nel 2022, riconosce tra i principi fondamentali la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. È proprio questo il punto che oggi molti osservatori pongono al centro della discussione: come garantire un ambiente migliore alle generazioni future se la natura viene considerata un bene disponibile, negoziabile o subordinato ad altri interessi?

La posta in gioco non riguarda soltanto la caccia. Riguarda il significato stesso della parola “protezione” in un Paese che dovrebbe custodire uno dei patrimoni naturali più preziosi d’Europa. Perché il rischio, secondo ambientalisti e ricercatori, è che a perdere non siano soltanto gli animali selvatici, ma l’equilibrio complessivo degli ecosistemi da cui dipendono anche la qualità della vita, la sicurezza ambientale e il futuro delle prossime generazioni.

 

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